Ai4Peace: mons. Pegoraro (Pav), “la domanda è quali finalità vogliamo perseguire”

(Foto SIR)

“Parlare di pace significa parlare della custodia della vita, delle condizioni che permettono alle persone e ai popoli di vivere nella dignità, di costruire relazioni di fiducia, di cooperare, di condividere conoscenze e risorse e di assumere una responsabilità comune per il futuro. La pace non è esterna in difesa della vita e costituisce una delle condizioni fondamentali”. Lo ha affermato mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita, durante il simposio biennale sull’intelligenza artificiale Ai4Peace, in corso alla Pontificia università lateranense. “L’umanità dispone di risorse economiche e tecnologiche capaci di aiutarci a prenderci cura della casa comune e della famiglia umana; eppure, proprio da quelle stesse risorse possono nascere nuove divisioni e nuove minacce – ha spiegato mons. Pegoraro -. È su questo terreno che oggi incontriamo l’intelligenza artificiale”. Per Pegoraro, la domanda riguarda la direzione da dare a questa potenza, “quali finalità vogliamo perseguire, quali responsabilità siamo disposti ad assumere, quale forma di convivenza umana dobbiamo contribuire a costruire”. La questione è particolarmente drammatica nei conflitti, dove l’Ia può modificare il processo decisionale, abbreviare i tempi e aumentare la distanza da chi subirà le conseguenze. “I valori che vogliamo salvaguardare non possono essere aggiunti ad una tecnologia già distribuita, ma devono contribuire a determinarne fin dall’inizio le finalità, i criteri di progettazione, le modalità di utilizzo e le forme di controllo”, ha concluso Pegoraro.

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