“La Parola del Vangelo può diventare lettera morta se non raggiunge la vita”. Lo ha detto questa mattina l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Alberto Torriani, nella Chiesa dell’Immacolata a Crotone durante una celebrazione in suffragio di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, scomparsa recentemente. Una celebrazione segnata da silenzio e ascolto, nella quale il presule ha consegnato alla Chiesa e al
territorio “un messaggio forte, radicato nel Vangelo e nella storia di Denise: un invito a scegliere la luce, la verità e la responsabilità”, spiega la diocesi. L’omelia ha preso avvio dall’immagine evangelica della lampada (Lc 8,16-18), che Gesù chiede di non nascondere sotto il letto ma di porre sul candelabro: Denise “avrebbe potuto mettere la lampada sotto il letto. Ha scelto il candelabro”, ha detto il presule sottolineando che la sua testimonianza vissuta nella ferita più intima, quella della propria famiglia, diventa oggi un richiamo per tutti: non nascondere ciò che è scomodo, ma illuminare ciò che costruisce il bene. “Il Vangelo – ha detto – non serve a dare ragione alle nostre decisioni, ma a metterle alla prova”. Mons. Torriani ha sottolineato che la domanda del Vangelo non riguarda solo la coscienza personale, ma anche la vita ecclesiale: “una comunità cristiana non è un insieme di luci isolate, ma uomini e donne che decidono insieme dove collocare la lampada” ed ha ricordato che il rischio di “annacquare il Vangelo” è sempre presente. il presule crotonese ha quindi riconosciuto il lavoro di tanti presbiteri che accompagnano persone e comunità, educano coscienze e si espongono nelle situazioni più difficili. “Non hanno – ha detto – necessariamente più risposte degli altri: semplicemente scelgono di non tenere nascosta la luce”. “Questa scelta tra il letto e il candelabro è anche un compito sociale. Direi quasi un’opera di educazione sociale”, ha aggiunto riconoscendo l’importanza della legalità: “da questa parte c’è la legge, dall’altra l’illegalità… ma il Vangelo chiede qualcosa di più”. Per l’arcivescovo “la responsabilità ci fa uscire dalla posizione dello spettatore. Non basta applaudire chi mette la lampada sul candelabro. Non basta commemorare chi ha avuto coraggio. Non basta neppure dichiarare solennemente da quale parte stiamo. Bisogna rispondere”. Da qui l’invito a istituzioni, scuola, famiglie, associazioni e comunità cristiane a “intraprendere insieme”, per costruire insieme una cultura della responsabilità. E da qui ancora una volta il rimando
all’educazione dei ragazzi e delle ragazze: insegnare loro non solo a scegliere dove stare ma ad agire affinché il luogo scelto sia diverso con la loro presenza. Mons. Torriani ha evidenziato che Denise e tutte le persone che non hanno più visto la vita sul candelabro o la stessa amabilità della vita. “A volte – ha detto – non servono grandi discorsi. Serve accorgersi, serve ascoltare, serve esserci” indicando nella cura
reciproca una vera profezia per la nostra terra. “Non il vaso, non il letto, ma il candelabro; non per brillare noi, ma perché qualcuno, anche attraverso di noi, possa ritrovare una strada”, ha concluso.