“La notizia della morte di fratel Enzo Bianchi ci ha raggiunti e fin da subito abbiamo voluto accompagnarlo affidandolo al Signore, a quel Dio che Enzo per una vita intera ha cercato e le cui ricchezze ha voluto condividere con tutti. Lo ricordiamo in particolar modo perché del Dio di Gesù Cristo ha voluto far conoscere l’infinita misericordia. La sua vita ha attraversato fin dal Concilio quella della Chiesa, universale ed italiana in particolare, dapprima a Bose e poi ad Albiano d’Ivrea”. Così mons. Daniele Salera, vescovo di Ivrea, ricorda fratel Enzo Bianchi, morto oggi a 83 anni all’ospedale Molinette di Torino.
“Gli scritti, le riflessioni sulla Parola di Dio e gli interventi sui temi della vita ecclesiale e della società civile, hanno suscitato attenzione e dibattiti nell’orizzonte della fede, della vita comunitaria e della presenza dei cristiani nel mondo; è stato da sempre attento alle domande esistenziali dell’uomo moderno”, osserva il presule, aggiungendo che “l’ecumenismo fu al centro del suo impegno e del suo attaccamento al Vangelo; nel suo percorso ha incontrato tante persone offrendo a ciascuno riflessioni, approfondimenti e stimoli allo stesso tempo costruttivi e critici. Ha proposto un modo nuovo di vivere la vita monastica alla ricerca della Verità”. “Di fronte alla conclusione del suo cammino terreno, ogni considerazione pur legittima deve lasciare spazio al mistero della persona umana e alla contemplazione del progetto di salvezza del Padre che, come Enzo sovente annunciava, non ha confini e soprattutto, non è determinata dai nostri meriti”, conclude il vescovo: “Buon cammino, fratel Enzo: l’abbraccio del Padre Misericordioso ti sorprenda e ti accompagni”.