“Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti”. Lo scrive la Comunità monastica di Bose nell’annunciare la morte del fondatore, fratel Enzo Bianchi, rendendo noti i passaggi più significativi dell’ultimo scambio di messaggi tra Bianchi e il priore, Sabino Chialà, avvenuto in occasione della festa della Trasfigurazione. Bianchi, provato dalla malattia, aveva scritto di avere “la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele”. “Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci”, aveva aggiunto. “Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi”. Nella risposta, Chialà richiamava “la nostra alleanza con il Signore e tra di noi”, che “benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele”. “Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti: ora accolgo con gioia la tua richiesta”, proseguiva il priore. Subito dopo lo scambio, però, Bianchi è stato ricoverato in ospedale e l’incontro non ha potuto aver luogo. “Noi fratelli e sorelle custodiamo, come un dono prezioso, questo desiderio che ora si realizza nelle mani di Dio, che solo conosce il cuore di ciascuno”, conclude la Comunità, che ricorda anche i fratelli e le sorelle vicini a Bianchi negli ultimi anni alla Madia e i fratelli di Cellole.