Il 31 agosto 1943 Pisa fu travolta dalla violenza della guerra. In pochi minuti le bombe devastarono quartieri, ponti, fabbriche e strade. Sotto quelle macerie rimasero uomini, donne, bambini, operai che in quel momento, intorno all’ora di pranzo, erano al lavoro o a tavola con le proprie famiglie. “Oggi una delle parole che sentiamo ripetere più di frequente quando leggiamo i giornali o ascoltiamo i notiziari è escalation – ha detto l’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà nella celebrazione eucaristica da lui presieduta nella chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno -. Eppure dovremmo sapere che alzare costantemente il livello del conflitto, estenderlo, acuirlo ha sempre un solo esito: la sconfitta di tutte le parti, la devastazione di quanto si è costruito in tanti anni e secoli, il disastro economico, la sofferenza soprattutto delle persone più deboli e più incolpevoli. Oggi certamente il modo di fare la guerra è cambiato e sta cambiando. Bombardamenti come quelli del 31 agosto 1943 probabilmente non ci saranno più. Tuttavia, questo non significa che la guerra sia meno letale, meno devastante. È una guerra diffusa, ibrida, che può continuare per anni, uccidendo e distruggendo ogni giorno un po’, un po’ di vittime civili, un po’ di infrastrutture, un po’ di risorse economiche. Il risultato finale può essere anche peggiore di quello delle guerre convenzionali del passato, ma soprattutto anni e anni di azioni, discorsi, progetti di guerra stanno disumanizzando il nostro mondo, riducendo a carta straccia mezzo secolo di trattati e di istituzioni internazionali. Come ha scritto Papa Leone, sempre di più siamo sommersi, dominati da una cultura della potenza, in cui vale la legge del più forte, di chi ha più armi, più risorse economiche, meno scrupoli morali, meno rispetto per la dignità umana”.
“Per questo – ha proseguito mons. Cannistrà – è importante ribadire che tutto ciò non è un destino inevitabile, una moira inflessibile a cui tutti, uomini e dèi, dobbiamo piegarci”.
La Chiesa, ha osservato, “è chiamata a riproporre in ogni tempo, di generazione in generazione, il progetto di Dio sull’uomo. Dio non ci ha creati perché ci facessimo guerra a vicenda e alla fine ci sottomettessimo al vincitore. Dio ci ha creati come figli a sua immagine e somiglianza perché costruiamo un mondo fraterno, un mondo di pace. Come ha scritto Papa Leone nell’enciclica Magnifica humanitas, ‘la pace non è un tema tra gli altri, ma è una condizione del bene comune universale e un banco di prova della maturità morale dei popoli, specialmente di chi è chiamato a responsabilità di governo’ (182). Sono parole forti. La mentalità del mondo ci porta a valutare la forza di un popolo e di un governo in base alla sua potenza economica, militare, al suo progresso tecnologico e di tutto questo ci si può inorgoglire fino a perdere il senso del limite e della misura. Papa Leone ci invita ad adottare un altro criterio, quello della ‘maturità morale’ dei popoli e soprattutto dei governi. I cittadini sono esortati a fare questo esame di coscienza, a giudicare ciò che sta avvenendo sulla base dei principi fondamentali dell’umanità. Tutti coloro che sono davvero impegnati nel difendere l’uomo, la sua dignità, la sua libertà, il suo vero progresso, troveranno sempre nel vangelo di Gesù e nella sua Chiesa ispirazione, sostegno e alleanza. Lo Spirito di Dio ci riunisca e faccia di tutti gli operatori di pace una forza capace di contrastare la cultura della potenza e costruire insieme la civiltà dell’amore”.