Diocesi: card. Battaglia (Napoli), “tutto è interconnesso. Il bisogno degli altri, il bisogno dell’Altro”

(Foto ANSA/SIR)

“Tutto è interconnesso. Il bisogno degli altri, il bisogno dell’Altro. Un’autentica spiritualità di comunione. Una sicura rotta tracciata verso il sogno di Dio per l’umanità e verso il sogno per la Chiesa di Napoli”. Lo scrive il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nel messaggio all’arcidiocesi “Osiamo insieme – Per generare e trasmettere la fede” per il nuovo anno pastorale 2026-2027.
Negli Orientamenti pastorali consegnati dall’arcivescovo a settembre 2025, “la novità proposta è stata quella di riorganizzare la pastorale in cinque ambiti di servizio: missione, prossimità, educazione, vocazione e corresponsabilità”. Il porporato ora evidenzia: “L’orizzonte che si apre davanti a noi non è quello di un programma da eseguire, ma di un cammino da inventare insieme, riga dopo riga, passo dopo passo, lasciandoci guidare da due coordinate fondamentali: la profezia e la mistica”.
Ripercorrendo i cinque ambiti, l’arcivescovo sottolinea, per la missione, la necessità di “una Chiesa che esce per incontrare: la missione non è proselitismo, è lo stile di chi ha incontrato una Bellezza e non può fare a meno di sporcarsi le scarpe nel fango delle periferie per portarla agli altri. Essere in missione significa abitare le strade, non i recinti”. La prossimità è il “curare le ferite con il balsamo del noi”. Prossimità significa “farsi vicini a chi è invisibile: a chi è in carcere, a chi è ammalato, a chi ha una disabilità, agli immigrati, a chi vive la solitudine come una condanna, ai poveri tutti e a tutte le povertà, vecchie e nuove. Non servono grandi strutture, ma cuori aperti”. Importante l’ambito dell’educazione: “Seminare futuro nel bene organizzato: educare è un atto di speranza, una scommessa sulla luce che abita in ogni ragazzo di questa città”. Educare significa contrastare la “mentalità camorristica” e la cultura dell’illegalità con il “bene organizzato”. “Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di generare processi di liberazione che permettano a ogni sognatore di gridare al mondo: ‘Io valgo’. I bambini, ragazzi e giovani sono il presente della nostra diocesi e della nostra città di Napoli e il loro futuro ci interroga e ci impegna in scelte coraggiose, in scelte concrete per far sì che la speranza diventi strada concreta”.
Per la vocazione, occorre “risvegliare il fuoco del cuore”, riscoprendo “la chiamata di Gesù in ogni stato di vita: nel presbiterato, nella vita consacrata, nel diaconato, ma anche nella bellezza della famiglia e nel protagonismo dei giovani. La vocazione è il superamento di ogni clericalismo e individualismo per approdare a una ministerialità diffusa, dove anche la voce delle donne trovi lo spazio e il respiro che il Vangelo le riconosce”.
Infine, corresponsabilità significa “abitare la profezia del noi”, è “la sfida più grande: passare dall’io al noi”.

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