Salute: Roma, al Gemelli un ambulatorio per proteggere il cuore delle persone con un tumore

(Foto Policlinico Gemelli)

Negli ultimi anni molti trattamenti contro il cancro hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza, ma alcuni di essi possono avere effetti indesiderati sul sistema cardiovascolare. La cardio-oncologia nasce proprio per affrontare questa sfida, mettendo insieme cardiologi e oncologi in un percorso di cura condiviso, secondo le ultime linee guida della Società europea di cardiologia (Esc) e dell’Associazione americana di oncologia medica (Asco).
“Questo ambulatorio – spiega Antonella Lombardo, professore aggregato di cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, responsabile dell’ambulatorio di cardio-oncologia del Gemelli e della Uos di ecocardiografia – nasce dall’esigenza di venire incontro ai pazienti oncologici in trattamento chemioterapico potenzialmente cardiotossico, al fine di prevenire o di identificare precocemente l’eventuale danno cardiaco e quindi di farsi carico del trattamento”. I servizi di cardio-oncologia “contribuiscono a prevenire l’interruzione dei trattamenti oncologici e così facendo ne migliorano gli esiti. Da questa robusta attività clinica, è derivata una ampia attività di ricerca che si è concretizzata nella produzione scientifica di 30 lavori pubblicati su riviste ad alto impact factor. Inoltre, il nostro ambulatorio è coinvolto nel grande progetto europeo del Compass (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution)”.
Dopo una visita accurata, “i pazienti sono sottoposti ad ecocardiogramma con tecnologie avanzate (per il riconoscimento precoce di danno miocardico); viene valutata non solo la frazione d’eiezione, ma ci avvaliamo anche di tool aggiuntivi, per la valutazione dello strain ventricolare, che hanno trovato proprio nella cardio-oncologia la loro massima applicazione. A quella con l’imaging, aggiungiamo inoltre la valutazione con biomarcatori (troponine e Nt-pro-Bnp)”.
Quando sono individuati danni anche minimi con lo strain, “mettiamo subito questi pazienti in terapia cardio-protettiva (con beta-bloccanti e Ace-inibitori); per i soggetti con disfunzione più avanzata, attingiamo a tutto l’armamentario di farmaci che abbiamo per lo scompenso”.
Quali sono le popolazioni da seguire con particolare attenzione? “Un gruppo di pazienti che va molto attenzionato nel tempo è rappresentato dalle popolazioni oncologiche pediatriche. Poniamo particolare attenzione ai long survivors, soprattutto a chi ha ricevuto un trattamento radioterapico a livello del torace, perché queste persone possono sviluppare cardiotossicità, intesa come disfunzione ventricolare sinistra, dopo 20 anni. Questi pazienti vanno dunque seguiti molto bene nel corso degli anni”, conclude Lombardo.

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