Terremoto in Venezuela: mons. Biord (arcivescovo Caracas), “la tragedia è grande, in futuro dovremo ascoltare i geologi. Oggi la Chiesa è ferita, ma in prima linea”

(Foto ANSA/SIR)

“A una settimana dai violenti terremoti, la Chiesa in Venezuela è ferita. Piange e seppellisce i morti, mentre altri giacciono sepolti sotto le macerie di centinaia di edifici crollati. Alcuni sono sprofondati verso il basso, e il quarto piano è rimasto a livello del suolo, altri sono caduti di lato come tessere di un domino o di carte da gioco, altri sono completamente schiacciati. La linea costiera da Tucacas (Stato Falcón), a Morón e Puerto Cabello (Stato Carabobo), Caracas e La Guaira è stata fortemente colpita. I geologi e gli esperti ci daranno le loro spiegazioni, e questa volta dovremo ascoltarli seriamente per evitare tragedie in futuro, perché gli storici ci ricordano la periodicità di tali eventi”. Ad affermarlo, intervistato da Adn-Celam, è l’arcivescovo di Caracas, mons. Raúl Biord Castillo. “Gli ingegneri strutturisti eseguono le analisi del perché alcuni edifici hanno ceduto e altri hanno resistito. Ma ora è urgente valutare e determinare le patologie nelle strutture colpite, per stabilire chi può tornare alle proprie case e quali edifici debbano essere demoliti per il pericolo di crollo. La tragedia è grande. A Caracas le parrocchie si sono attivate immediatamente per il salvataggio delle vittime negli edifici crollati: a El Paraíso, San Bernardino, Los Palos Grandes. Poco a poco hanno iniziato ad arrivare segnalazioni da altre zone colpite come El Junquito”, prosegue l’arcivescovo, che racconta alcuni episodi concreti di solidarietà, vissuti in questi giorni: “Coloro che avevano un veicolo hanno trasportato i malati nei centri di assistenza. Un sacerdote ha raccontato come si è dedicato con i familiari a raccogliere cadaveri e a portarli all’obitorio o al cimitero. Un altro sacerdote ha raccontato che un soccorritore volontario gli ha detto: ‘Io sono un operaio e l’unica cosa che so fare è questo’, mentre con un piccone e una pala rimuoveva le macerie alla ricerca di sopravvissuti”. Ha aggiunto l’arcivescovo: “Ciascuno si dedichi a quello che sa fare, noi siamo sacerdoti e quello che sappiamo fare è accompagnare la gente, consolare, pregare… Stiamo aiutando nel materiale, ma anche lo spirituale e lo psicologico sono la nostra missione, continuare ad annunciare Cristo in mezzo a questa situazione”.

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