“Ora Ambrogio era entrato definitivamente dentro di me. Era il mio maestro interiore”. Alla maniera d’un romanzo di formazione il libro di Marco Garzonio, intitolato “La vita di Ambrogio narrata da Agostino” (ed. Ancora) dà voce a sant’Agostino che ricostruisce il proprio percorso umano e spirituale. “Parte da intellettuale ambizioso, brillante, insofferente della provincia berbera, e passa per la Roma dei conflitti tra antiche istituzioni che contendono spazi e potere a un cristianesimo in irresistibile ascesa”, si legge nella presentazione del volume; va poi a Milano, capitale imperiale, “dove autostima e ansia di affermazione gli hanno fatto accettare un’ardua missione: contrastare l’autorevolezza di Ambrogio, che, vescovo dal 374, avrebbe tradito la romanità in nome del vangelo di poveri, ultimi, vittime di guerre, usura, prepotenze di burocrati e pretenderebbe che anche l’imperatore si sottomettesse alla legge, visto che si dice cristiano”. Ma l’incontro con Ambrogio sconvolge e trasforma Agostino. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 il vescovo battezza Agostino, tre anni dopo l’arrivo a Milano. Il già professore di retorica convertito lascerà la capitale imperiale per tornare nella sua Africa. Lì si farà monaco, verrà creato sacerdote e consacrato vescovo di Ippona nel 395. Il libro rivela i passaggi grazie ai quali Agostino ha imparato da Ambrogio il “mestiere del vescovo”.
Marco Garzonio, milanese, giornalista, ha seguito per il Corriere della Sera l’episcopato di Martini, lavoro culminato nel libro “Il profeta” (2012), nello spettacolo “Martini: il Cardinale e gli altri” e in “Vedete, sono uno di voi” (2017), film di cui ha firmato con Ermanno Olmi soggetto e sceneggiatura. Ha firmato diversi altri volumi tra cui “Gesù e le donne. Gli incontri che hanno cambiato il Cristo”; “Siamo il sogno e l’incubo di Dio”; “I profeti della porta accanto”; “Beato è chi non si arrende”. Ha scritto anche un romanzo su san Paolo: “Il Codice di Tarso”.