Leone XIV: card. Gracias suo inviato speciale alla XII Assemblea plenaria della Fabc. “Chiesa in Asia non cesserà mai di fiorire in fede e umanità”

“Nel volgere lo sguardo all’amata Chiesa in Asia — di cui desideriamo ardentemente il cammino nella fede cristiana — siamo animati dalla fiduciosa certezza che essa non cesserà mai di fiorire nella fede e nell’umanità”. Si apre con queste parole la lettera che Papa Leone XIV ha indirizzato al card. Oswald Gracias, arcivescovo emerito di Bombay, suo inviato speciale alla XII Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze dei vescovi dell’Asia (Fabc) che si terrà a Jakarta, dal 20 al 26 luglio prossimi.
“Pertanto, facendo eco a quanto abbiamo scritto nella nostra lettera enciclica, desideriamo rinnovare il nostro fervido appello ai fedeli cristiani e ai nostri fratelli vescovi: non temano di sporcarsi le mani con le opere del nostro tempo”, prosegue il Santo Padre: “Per questo motivo, preghiamo, riflettiamo con saggezza e agiamo con fermezza, tenendo Dio davanti agli occhi in ogni nostra azione e ponendo la persona umana al centro delle nostre scelte. In tal modo, coloro che sono stati scartati — i poveri, i malati, i migranti e i bambini — diventeranno figure chiave; emergerà allora una casa comune, salda e accogliente, dove la carità e la verità si incontrano e la giustizia e la pace si uniscono in un abbraccio (cfr. Sal 85,11)”. Per il Papa, “dobbiamo desiderare e implorare da Dio questa benedizione, affinché possiamo diventare costruttori di comunione anziché artefici di una Babilonia moderna; servitori del Regno che viene anziché costruttori di torri destinate a crollare”. “Con cuore pastorale e paterno, dunque, esortiamo tutti – scrive Leone XIV – a interrompere l’opera di costruzione di un’altra Babilonia e a unire invece gli sforzi per edificare il vero bene; facciamo in modo che l’umanità – e di conseguenza la Chiesa – non perda la sua bellezza e che il mondo possa riconoscere nuovamente, nel cuore delle persone, una casa e un tempio divino dove Cristo desidera dimorare (cfr. Magnifica humanitas 16)”.

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