Pastorale giovanile: don Abascià (Puglia), “gli occhi degli adolescenti ci aiutano a vedere ciò che la Chiesa non riesce più a vedere”

“Gli occhi degli adolescenti e dei giovani delle nostre comunità ecclesiali ci possono aiutare a vedere ciò che non riusciamo più a vedere; ciò che la Chiesa non riesce più a vedere”. Lo ha detto don Davide Abascià, incaricato regionale per la pastorale giovanile della Puglia, intervenendo ieri al 29° convegno nazionale di pastorale giovanile di Brindisi per illustrare le implicazioni pastorali dell’indagine condotta su circa 4.000 adolescenti pugliesi. Abascià ha proposto di ripensare gli ambienti ecclesiali come “nuove case di riposo”, luoghi in cui i ragazzi possano alleggerirsi dal “troppo” della vita attraverso relazioni autentiche, richiamando l’invito evangelico “Venite in disparte e riposatevi un po’” (Mc 6,31): comunità capaci di accogliere senza trattenere, ma anche di inviare. Tre i “binari” indicati per accompagnare le nuove generazioni: rinunciare alle polarizzazioni tra ideale e reale, aiutando i giovani a stare nelle proprie contraddizioni; praticare l’attenzione costante per intercettare “il grido muto di dolore dei giovani”; rispettare la gradualità, evitando di “adultizzare gli adolescenti con la pretesa che non possano mai sbagliare”. Sul modello formativo, il sacerdote ha indicato tre caratteristiche: sistemico, capace di tenere conto di tutte le componenti relazionali della vita dei ragazzi; poliedrico, sul modello del “poliedro irregolare” evocato da papa Francesco; fraterno, “rischio e profezia evangelica” al tempo stesso. Riprendendo l’icona biblica del convegno, ha concluso: “Gli occhi dell’eunuco vedono ciò che nemmeno Filippo ha visto: vede in una pozzanghera la possibilità di ricevere il battesimo, la vita nuova in Cristo”.

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