“Negare le emozioni nell’atto di fede sarebbe rinnegare la condizione umana, che è stata assunta dal Verbo incarnato, l’Uomo perfetto, lo stesso che ‘lavorò con mani d’uomo, pensò con intelligenza d’uomo, operò con volontà d’uomo, amò con cuore d’uomo’”. È uno dei passaggi centrali della nota dottrinale “Cor ad cor loquitur” (“Il cuore parla al cuore”) pubblicata dalla Commissione per la dottrina della fede della Conferenza episcopale spagnola (Cee) sul ruolo delle emozioni nell’atto di fede. Il titolo riprende il motto cardinalizio di san John Henry Newman, recentemente dichiarato dottore della Chiesa. La nota, approvata il 20 febbraio e autorizzata dalla Commissione permanente della Cee il 24 e 25 febbraio, nasce dai “segni di un rinascere della fede cristiana”, soprattutto tra i giovani della cosiddetta “generazione Z”, e dalla moltiplicazione di “diverse iniziative di primo annuncio” suscitate dallo Spirito Santo. I vescovi avvertono tuttavia del rischio di un “riduzionismo emotivista” della fede, che porta molte persone a “diventare consumatori di esperienze d’impatto e ricercatori insaziabili della compiacenza del sentimento spirituale”. L’obiettivo della nota è “aiutare il discernimento e accompagnare la maturazione di queste esperienze apostoliche perché possano crescere e rendere un servizio migliore”.