La Conferenza episcopale delle Antille, in una nota diffusa ieri, esprime “profonda preoccupazione pastorale per il popolo cubano”, che attualmente sta affrontando “gravi difficoltà umanitarie”, derivanti dal contesto sociale ed economico in cui versa l’isola. Il testo evidenzia che “i recenti avvenimenti nella regione hanno provocato una grave carenza di carburante e di beni di prima necessità”, causando “interruzioni generalizzate dell’elettricità, interruzioni nella fornitura di acqua e nei servizi ospedalieri e gravi minacce alla sicurezza alimentare e ai servizi pubblici di base a Cuba”. Queste condizioni, sottolinea la conferenza, “potrebbero aggravare l’angoscia e la sofferenza dei cittadini comuni, che sono già notevolmente aumentate”.
Nel loro comunicato, i vescovi caraibici sottolineano che “se Cuba ha bisogno di rinnovamento e di un cambiamento positivo, non ha bisogno di altro dolore”, e “i nostri fratelli e sorelle dell’isola non dovrebbero sentirsi isolati da noi nella loro sofferenza, soprattutto perché in passato abbiamo beneficiato della loro generosità”. La preoccupazione principale riguarda “le famiglie, gli anziani, i bambini e i più vulnerabili, che sopportano i fardelli più pesanti di circostanze al di fuori del loro controllo”. Il comunicato fa anche riferimento alla solidarietà intraregionale: “Riconosciamo gli appelli di vari leader caraibici che chiedono un urgente riesame delle politiche che possono aggravare le sofferenze della gente comune e destabilizzare la regione in generale”. La Chiesa caraibica ha sottolineato che “quando un popolo soffre difficoltà, l’intera regione ne condivide il peso”, evidenziando i legami storici e il destino comune che uniscono i Paesi dei Caraibi. Da qui, l’esortazione a “cercare soluzioni con un vero spirito di genuina preoccupazione per la nostra comune umanità”, poiché “i disaccordi tra le nazioni devono essere risolti attraverso il dialogo e la diplomazia, piuttosto che con la coercizione o il conflitto”, e avverte che “le considerazioni umanitarie non devono mai essere oscurate da interessi politici o strategici”.