America Latina: da oggi in Costa Rica il quinto Congresso del Ceprome sulla protezione dei minori: “Accompagnamento delle vittime non gesto accessorio, ma responsabilità pastorale”

Il Centro di ricerca e formazione interdisciplinare per la protezione dei minori (Ceprome) dell’America Latina organizza da oggi al 5 marzo, in Costa Rica, a San Josè, il proprio V Congresso latinoamericano, con il motto: “Riparare il danno: tra la fede che sostiene, la cura che accompagna e la giustizia che restaura”. Il Congresso riunisce specialisti, autorità ecclesiastiche, accademici e professionisti provenienti da diversi paesi dell’America Latina, degli Stati Uniti e dell’Europa. Questo incontro, si legge nel comunicato stampa del Ceprome, “costituisce uno spazio di riflessione, formazione e dialogo orientato a promuovere una Chiesa più sicura, responsabile e impegnata nella giustizia e nella riparazione”. Nel quadro dei dieci anni di attività del Ceprome America Latina, sono stati promossi cinque congressi internazionali in diversi paesi del continente: Messico, Paraguay, Panama, Perù e Costa Rica, con l’obiettivo di generare dialogo e ascolto, promuovere la ricerca interdisciplinare e condividere buone pratiche nell’accompagnamento delle vittime, nonché rivedere e migliorare i processi formativi in materia di prevenzione all’interno della Chiesa cattolica.

Durante la conferenza stampa di presentazione, mons. Francisco Javier Acero Pérez, vescovo ausiliare di Città del Messico, ha sottolineato che la credibilità non si recupera con i discorsi, ma con processi sostenuti e verificabili: “Il processo di accompagnamento e riparazione consiste nel fornire alla persona, che sia un bambino, una bambina o un adolescente, un adulto o qualcuno della famiglia o dell’ambiente di una vittima, una presenza calorosa e accogliente”. In ogni caso, “offrire un processo di accompagnamento è responsabilità di chiunque abbia responsabilità all’interno delle attività pastorali e delle istituzioni diocesane, in particolare se sono responsabili della protezione”. I partecipanti hanno insistito sul fatto che l’accompagnamento delle vittime non è un gesto accessorio, ma una responsabilità pastorale ed etica che deve essere integrata strutturalmente nelle diocesi, nelle congregazioni e nelle istituzioni ecclesiali.

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