Una città “attonita ma non rassegnata”, reduce da “decenni di subalternità e scelte subite”. L’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Ciro Miniero, guarda a Taranto, scossa dall’ennesima morte in fabbrica, avvenuta ieri mattina. A perdere la vita, a 36 anni, Loris Costantino, addetto alle pulizie dell’indotto ex Ilva, precipitato nel vuoto da dieci metri di altezza per il cedimento di una griglia sotto i suoi piedi. Lascia la moglie e due figli. L’incidente presenta una dinamica simile a quella che aveva portato a un’altra morte in fabbrica, che l’arcivescovo ha voluto ricordare nel suo messaggio. “Solo poche settimane fa piangevamo la tragica scomparsa di Claudio Salamida”, ha dichiarato mons. Miniero: “Oggi siamo di nuovo qui, con parole che potrebbero sembrare di circostanza, a esprimere il cordoglio per la morte di Loris Costantino, avvenuta con modalità simili e nella stessa azienda. Si tratta di un altro morto sul lavoro, che segue con tragica continuità quelli che lo avevano preceduto”. “Per questo, come ho già dichiarato, è il momento di avere il coraggio di abbandonare un percorso che ha richiesto sacrifici estremi, senza che questi si siano tradotti in benefici né in termini economici né sociali”, ha proseguito l’arcivescovo. “La città è attonita ma non rassegnata: un barlume di speranza arde nei cuori dei tarantini. A me, vescovo, spetta il compito di alimentarla – ha concluso -, nella consapevolezza delle difficoltà derivanti da decenni di subalternità e di scelte subite, senza che siano stati tenuti in debito conto i bisogni essenziali dei tarantini”.