“È un piacere accogliervi in un luogo emblematico come questo – ora dedicato a san Francesco e che era prima una caserma – dove, mi pare, che l’assonanza con la rigenerazione che si è creata dopo il disastro di Seveso sia piuttosto evidente”. Sono state queste le parole con cui la rettore dell’Università Cattolica, Elena Beccalli ha dato il benvenuto ad autorità e studenti presenti nella nuova sede dell’ateneo recentemente aggiuntasi a quella storica di largo Gemelli, per l’inaugurazione della mostra “Seveso 2076”. “Ospitare questa rassegna in un’Università come la nostra è importante. Ci occupiamo di questioni ambientali da 17 anni con un’Alta scuola che ha formato oltre 600 persone esperte in queste realtà. Guardiamo ai prossimi 50 anni con la consapevolezza profonda che non si tratta solo di questioni tecniche, ma sociali e di policy sull’ambiente. Basti pensare al direttivo Seveso1, già varato dall’Ue nel 1982, e ai due direttivi che si sono aggiunti in seguito”. Parole cui hanno fatto eco i molti relatori presenti, tra cui i vertici di tutte le istituzioni promotrici. Piero Frazzi, presidente di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata proprio dopo la tragedia dell’Icmesa, ha concluso: “È importante che ognuno faccia la sua parte per avere un ambiente vivibile e stare tutti meglio. Coinvolgere i singoli cittadini e le future generazioni è fondamentale: spero che questo evento nasca una nuova prospettiva di lavoro concreto”.
La rassegna, visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre prossimo, è stata voluta e realizzata da Fondazione Lombardia per l’Ambiente – in collaborazione con Regione Lombardia, Arpa Lombardia, Fondazione Cariplo e FederFarma Lombardia – e racconta le trasformazioni che sono scaturite dal disastro avvenuto il 10 luglio 1976, sul piano scientifico, ambientale, sociale e della sicurezza, anche attraverso interviste di testimoni di allora ed esperti e grazie alla proiezione de “La Nube”, il documentario prodotto dalla Rai in occasione del 50° anniversario.