Diocesi: Nola, pubblicata la nuova lettera pastorale del vescovo Marino “Radicati e fondati in Cristo a braccia aperte sul territorio”

(Foto diocesi di Nola)

A poche settimane dal convegno pastorale, il vescovo di Nola, mons. Franceso Marino, indirizza, alla Chiesa locale che guida dal 2017, la lettera pastorale “Radicati e fondati in Cristo a braccia aperte sul territorio”. Il titolo della lettera è ispirato al passo della Lettera di San Paolo ai Colossesi – “Camminate, dunque, nel Signore Gesù Cristo, come l’avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell’azione di grazie” (2, 6-7) – richiamato anche dalle Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale italiano: “In queste parole si trova racchiusa una dinamica fondamentale della vita cristiana, perché l’apostolo mette insieme due dimensioni che potrebbero apparire, a prima vista, differenti: da una parte il radicamento, che evoca stabilità, profondità, appartenenza e fedeltà; dall’altra il dinamismo della costruzione, anzi del cammino, che richiama movimento, apertura, cambiamento, incontro e missione. La Chiesa è autenticamente se stessa quando riesce a coniugare queste due dimensioni, evitando tanto il rischio di un cristianesimo privo di radici, facilmente esposto alle mode e alle trasformazioni culturali, quanto la deriva opposta di un cristianesimo così preoccupato di custodire le proprie forme da diventare incapace di uscire incontro alla storia. Abbiamo bisogno del sano equilibrio, espresso nell’antico adagio ecclesiologico: ‘et… et…’, più che di un divisivo ‘aut… aut…’”, scrive il vescovo di Nola.
Mons. Marino invita la comunità diocesana a intraprendere il vero discernimento pastorale che “consiste nel domandarci se ciò che facciamo aiuta davvero le persone a incontrare Cristo”. Per il presule, “una comunità cristiana non può valutare la propria fecondità soltanto sulla base del numero degli appuntamenti realizzati”, infatti “un processo autenticamente pastorale continua a produrre frutti nel tempo”.
Occorre, aggiunge il vescovo, accogliere l’invito rivolto da Leone XIV ai vescovi italiani: “Avere il coraggio dell’essenziale”, che richiede anche “il coraggio di semplificare, di purificare, di scegliere, di rinunciare a ciò che non è più fecondo”. Per il presule, “la questione fondamentale diventa allora quella della significatività della fede”. La parrocchia deve essere “a braccia aperte”, cioè “sviluppare una cultura dell’accoglienza che non sia soltanto una modalità gentile ed educata di ricevere le persone, ma una vera forma ecclesiale, nella quale ciascuno possa sperimentare che la comunità cristiana non è un ambiente riservato a chi già conosce le sue regole, ma una casa nella quale è possibile entrare, essere ascoltati, compiere un cammino e, progressivamente, scoprire la bellezza della fede”. Dunque, una parrocchia “a braccia aperte” è “una comunità che riconosce la dignità di ogni persona prima ancora di considerare il suo ruolo, la sua condizione sociale, la sua capacità produttiva o la sua appartenenza religiosa”.

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