Supplica Madonna di Pompei: mons. Caputo (arcivescovo), “è il canto degli umili, di chi è consapevole che ogni cosa è nelle mani di Dio”

La supplica, alla Madonna di Pompei composta nel 1883 da San Bartolo Longo, “è il canto degli umili, di chi è consapevole che ogni cosa, tutta la vita, è nelle mani di Dio, misericordia infinita che ascolta, senza mai stancarsi, il grido dell’uomo”. Lo ha detto, ieri, mons. Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei, nel saluto a mons. Paolo Rudelli, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, in occasione della messa e della supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei.
“Cinque mesi fa, l’8 maggio, nel primo anniversario dell’elezione, avvenuta proprio nella giornata della supplica, Papa Leone ha ‘desiderato venire’ a Pompei, per porre il suo servizio sotto la protezione della Vergine Santa – ha ricordato l’arcivescovo di Pompei. Nell’omelia ha ricordato che centocinquant’anni fa, ponendo la prima pietra di questo santuario… San Bartolo Longo, insieme alla moglie contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una intera città mariana. Il Papa ci ha confermato nella missione e ci ha riconsegnato il programma di vita in questa terra benedetta. ‘Qui il Tempio della Carità e il Tempio della Fede si sostengono a vicenda… Alla base di tutto… c’è la preghiera e in particolare il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio”.
Mons. Caputo ha inviato mons. Rudelli ad assicurare a Papa Leone che “desideriamo fortemente seguire le sue parole: le sentiamo nel profondo come un autentico mandato”.
L’arcivescovo ha poi sottolineato “la felice coincidenza della festa di San Francesco, nell’800° anniversario della morte”, con la supplica, che “mette in luce anche il forte legame tra il fondatore di Pompei e il Poverello di Assisi”: “Il mio amato predecessore, il venerabile Francesco Saverio Toppi, religioso francescano, così scriveva nel 1992: ‘Bartolo Longo additava in Francesco la figura della Carità, della fratellanza universale e della pace. Quanto si proponeva con le opere caritative, era un ideale che gli veniva ispirato in modo particolare dalla spiritualità francescana’”.

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