Lettonia: per il governo si conferma la maggioranza moderata ed europeista, ma crescono i nazionalisti filorussi

Lista Unita (As), la forza di centrodestra guidata dal premier uscente Andris Kulbergs, europeista e moderato, ha avuto il 35,5% dei consensi alle elezioni di ieri in Lettonia, vale a dire un imprevedibile +24,2% rispetto al 2022. A perdere voti sono stati i partiti alleati, sia i conservatori di Alleanza nazionale, che hanno perso tre seggi e sono all’8,9%, sia i centristi di Nuova unità (Jv), primo partito del Paese nel 2022 con il 18,97% dei voti e ben 26 seggi, scivolati ora in quarta posizione con un magro 6,3% e 19 seggi in meno. Di per sé la coalizione uscente di Lista unita, Alleanza nazionale e Nuova unità ha comunque la maggioranza assoluta (oltre i 51 seggi necessari). L’Unione dei Verdi e degli Agricoltori, altro partito della coalizione uscente, non ha superato lo sbarramento del 5% e quindi non sarà più in parlamento. Le urne hanno però visto crescere i partiti di opposizione e filorussi come Prima la Lettonia, diventato il secondo partito con il 13% dei consensi e Potere sovrano ora il terzo con quasi il 12% di consensi: queste forze hanno catalizzato il voto della minoranza linguistica russa e il malcontento legato al caro vita. Kulbergs ha però dichiarato che non aprirà ad alcun accordo con questi partiti. Oggi il Presidente della Repubblica Edgars Rinkēvičs inizierà ufficialmente le consultazioni al Castello di Riga, incontrando i rappresentanti dei sei partiti che hanno superato lo sbarramento del 5%. E si prevede che a breve, riaffidi a Kulbergs il compito di formare il governo per una nuova legislatura. Alle urne è andato il 51% degli aventi diritto, un minimo storico per il Paese.

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