Diocesi: mons. Oliva (Locri-Gerace), “dalla parte di chi ha il coraggio di denunciare l’umiliazione del ricatto”

“L’azione criminale di chiedere soldi alle imprese o ai commercianti, oltre che un peccato del quale bisognerà rendere conto a Dio e agli uomini, destabilizza chi la riceve facendo perdere serenità e voglia di investire a chi ogni giorno, con sacrifici e senso del dovere, offre lavoro e dignità alle famiglie di centinaia di operai del territorio”. Lo dice con forza il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, dopo la tentata estorsione nei confronti della ditta che esegue i lavori di restauro e consolidamento della chiesa del Rosario di Caulonia. Il presule, insieme a tutta la diocesi, esprime “solidarietà” e “vicinanza” all’impresa Saccà vittima della “tentata estorsione” dei giorni scorsi e “condivide” e “sostiene” la denuncia fatta all’autorità giudiziaria auspicando che “tale importante gesto debba essere di esempio per quanti subiscono simili inqualificabili ricatti e monito per chi pensa che sia ancora possibile intimidire chi lavora con serietà e onestà”. “Il fatto in sé – scrive mons. Oliva – ancor più grave e ci coinvolge maggiormente per il gesto perpetrato ad una ditta che sta operando per restaurare un bene di tutti quale è la chiesa del Rosario di Caulonia, la casa del Signore e di quanti vivono nell’attesa della sua misericordia”. Dall’avvio di questa attività di supporto e gestione degli appalti inerenti il Pnrr “sapevamo – sottolinea il vescovo della Locride – che i sette cantieri di restauro e la considerevole somma di denaro impegnata non avrebbe lasciato indifferente i mafiosi. Per questo, sin dall’inizio, ci siamo adoperati in ogni modo per accompagnare, sostenere e seguire le imprese anche con la nostra presenza fisica continua e premurosa in ogni singolo cantiere. La nostra costante interazione, poi, con le forze dell’ordine, che ringraziamo per il proficuo lavoro svolto con professionalità e discrezione, ci ha aiutato a capire che non eravamo soli a sostenere questa battaglia”. Per questo, “plaudiamo – conclude mons. Oliva – all’iniziativa del titolare dell’impresa che ha denunciato gli autori del vile atto e, con la speranza che il suo gesto sia d’esempio per quanti altri, probabilmente, ancora subiscono l’umiliazione del ricatto, affinché abbiano il coraggio di denunciare per far scomparire questa vergognosa piaga che umilia, sconfigge e offende la Calabria e tutti noi calabresi. Assicuriamo ancor di più la nostra presenza e vicinanza con l’ascolto e la preghiera”.

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