Diocesi: mons. Caputo (Pompei), “quante volte ho sentito Maria vegliare sui miei passi e su questa Chiesa particolare a me affidata”

(Foto santuario di Pompei)

“Cinquanta anni fa, giungevo all’ordinazione ricco di una grazia ricevuta in seminario, a Capodimonte, negli anni successivi al Concilio Vaticano II, anni di grande entusiasmo, anni di grandi cambiamenti. Insieme ad altri seminaristi avevamo capito che, in Gesù morto e risorto per noi, l’Amore di Dio per ognuno è immenso. Dio Padre, amore infinito, si fa presente in ogni situazione della vita; nulla sfugge alla sua paternità che tutto avvolge e sostiene: ogni uomo, io, voi, la Chiesa, il mondo, l’universo. E – comprendevamo – che se Dio mi è Padre, tutti sono miei fratelli in Gesù, tutti devono essere prediletti senza distinzione, finché l’umanità non diventerà una sola famiglia. Ed iniziò una gara di fraternità, fondata sulla Parola di Dio vissuta e condivisa, nella luce di Gesù crocifisso e risorto per noi”. Lo ha detto l’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo, nella messa, stasera, nel santuario mariano, per il ringraziamento per il 50° di ordinazione sacerdotale. Alla messa hanno partecipato numerosi arcivescovi e vescovi.
Dopo aver ripercorso i vari incarichi ricoperti durante questi anni, il presule ha affermato: “Oggi sento il debito di dover rendere conto del dono del sacerdozio. Certamente posso affermare che l’Amore di Dio per me è stato immenso e si è manifestato, in modo particolare, tutte le volte nelle quali sono stato sostenuto dalla Sua infinita misericordia per gli errori commessi, accolti dal Suo divino perdono”.
Avendo compreso che “ogni sacerdote, per essere tale, dev’essere un crocifisso vivo come lo fu Gesù, che sulla croce fondò la sua Chiesa e si manifestò di essa capo”, mons. Caputo ha confidato di non aver smesso in questi anni di chiedersi: “Io sacerdote – prima di ogni altra cosa – mi sono spogliato di me stesso? Mi sono fatto servo degli altri? Mi faccio rigenerare dalla forza vivificante della croce? Vivo in obbedienza alla volontà di Dio in ogni circostanza della vita fino anche al sacrificio di me?”. E “non è questo vivere il mistero pasquale, il mistero della morte e risurrezione di Gesù? Non è forse questo il criterio ermeneutico che abbiamo appreso dal Vangelo di oggi? E non è forse Pompei, la Città di Maria, il luogo dove innumerevoli eventi di grazia parlano con più eloquenza e raccontano ogni giorno e a ogni passo il compimento della storia della salvezza?”. La Nuova Pompei, ha aggiunto, “è la comunità sorta a nuova vita dalla fede e dalla carità di due testimoni laici, il beato Bartolo Longo e la consorte Marianna De Fusco, due innamorati di Maria che in questa terra hanno trovato come coltivare il seme buono del Vangelo. E questa città così straordinaria che racconta il Vangelo fin nelle pietre, è diventata da 11 anni l’esigente verifica del mio sacerdozio e del mio apostolato. Quante volte ho sentito Maria vegliare sui miei passi e su questa Chiesa particolare a me affidata! Quante volte ho sperimentato, meditando i misteri del Rosario, come la Beata Vergine, Madre di Dio e Madre nostra, è davvero la porta per andare verso Cristo Salvatore, perché modello perfetto di contemplazione del Volto del suo Divin Figlio”.

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