Edith Stein: card. Czerny, in lei “abbiamo un esempio di come una vita spesa nell’amore possa essere un cammino di apertura, di lenta trasfigurazione nel Figlio fatto uomo”

“In Edith Stein abbiamo un esempio di come una vita spesa nell’amore possa essere un cammino di apertura, di lenta trasfigurazione nel Figlio fatto uomo. Alla sua peregrinazione di donna, di filosofa, pedagoga, contemplativa e Santa, possiamo applicare la bella espressione della Veritatis Splendor: ‘Lo splendore della verità rifulge nell’intimo dello spirito umano’ (VS 2). In effetti, la ricerca della verità ha contraddistinto l’intera esistenza di Edith e anche negli anni in cui si dichiarava ‘atea’, indifferente alle questioni di fede, la sua delicata coscienza morale e onestà intellettuale la portarono a rifiutare il relativismo e il soggettivismo”. Lo sottolinea il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo integrale, ricordando oggi Santa Edith Stein, nell’80° anniversario del martirio nel campo di concentramento di Auschwitz.
Il suo “primo incontro con la croce”, come lei stessa amò in seguito definirlo, “avvenne nel 1917, in casa dell’amica Anne Reinach, rimasta vedova da poco. Pur nel dolore della perdita, Anne racconta ad Edith della sua conversione e di quella del defunto marito, della pace e della consolazione che, dal giorno del battesimo, aveva ricevuto dal vivere in comunione con Cristo”. Senza saperlo, “la vedova Reinach aveva aperto nell’animo di Edith uno spiraglio alla luce della fede”.
Ma è nell’estate del 1921, in casa di amici a Bergzabern, che “Edith si imbatte fortuitamente nella Vita di Santa Teresa d’Avila. Forse non era la prima volta che la leggeva, ma quella notte la divora avidamente rimanendone folgorata; avverte qualcosa di completamente nuovo, cioè che la verità è oggettiva, è un ‘dono’, è una persona, è Cristo!”. Comprende che “Dio è sempre ‘oltre’: oltre ogni raziocinio, oltre ogni fenomeno, oltre ogni umana attività”.
Il cardinale ricorda: “Il 1° gennaio 1922 riceve il battesimo, inizio di una nuova vita contrassegnata da abbandoni e riscoperte”. “Il lento lavorio della grazia la porta a ricercare un equilibrio armonico tra fede e filosofia, a sviluppare presto una coscienza missionaria nella sua vocazione di insegnante: condurre le sue alunne alla verità. Non solo verità teoretica, ma anche assoluta e vivente: Dio”, evidenzia il porporato, che aggiunge: “Il 12 aprile 1933, Edith Stein indirizza a Pio XI un’accorata lettera in cui lo invita a rompere il silenzio e a schierarsi contro ogni espressione di antisemitismo. Difatti, nel marzo 1998, la Chiesa si è formalmente scusata per non aver intrapreso un’azione più decisa durante la Seconda Guerra Mondiale per sfidare il regime nazista sulle sue politiche razziste e antisemite e sull’Endlösung, ovvero la cosiddetta soluzione finale del problema ebraico”.
Una volta convertitasi al cattolicesimo, “Edith è attratta sempre più dal carisma dell’Ordine del Carmelo, vero giardino di vita cristiana (la parola karmel significa infatti ‘giardino’), tutto orientato alla devozione verso la Vergine Maria e alla contemplazione dell’amore sponsale per Dio. Il 21 aprile 1938 emette la professione perpetua presso il convento di Colonia, scegliendo il nome religioso di suor Teresa Benedetta della Croce”.

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