Ucraina: card. Parolin, “non sembra emergere al momento disponibilità a intavolare reali negoziati di pace”

“La Chiesa segue l’esempio del suo Signore: crede nella pace, lavora per la pace, lotta per la pace, testimonia la pace e cerca di costruirla. In questo senso è pacifista”. Così il Segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, nell’intervista pubblicata sull’ultimo numero della rivista Limes dal titolo “La Guerra Grande“, a cura di Lucio Caracciolo e Guglielmo Gallone, e rilanciata da Vatican News.
Soffermandosi sulla “tragica vicenda ucraina”, il card. Parolin evidenzia che “non sembra emergere al momento disponibilità a intavolare reali negoziati di pace e ad accettare l’offerta di una mediazione super partes”. “Come è evidente, non è sufficiente che una delle parti lo proponga o lo ipotizzi in via unilaterale, ma è imprescindibile che entrambe esprimano la loro volontà in questo senso. Ancora una volta… vox clamantis in deserto. Ma le parole del Papa restano comunque una testimonianza di altissimo valore, che incide in tante coscienze, rendendo più consapevoli gli uomini che la pace, e la guerra, iniziano nei nostri cuori e che tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per promuovere la prima ed evitare la seconda”. Il cardinale riconosce “la possibilità di un salto negativo verso la congiunzione dei pezzi in un conflitto mondiale vero e proprio”. “Credo che noi non siamo ancora in grado di prevedere o calcolare le conseguenze di quanto sta accadendo. Migliaia di morti, città distrutte, milioni di sfollati, l’ambiente naturale devastato, il rischio di carestia per la mancanza di grano in tante parti del mondo, la crisi energetica… Come è possibile che non si riconosca che l’unica risposta possibile, l’unica via praticabile, l’unica prospettiva percorribile è quella di fermare le armi e promuovere una pace giusta e duratura?”.
Infine, sulla possibilità di un viaggio di Papa Francesco nei Paesi in conflitto nell’Europa orientale, il Segretario di Stato precisa che il desiderio più grande del pontefice, “e quindi la sua priorità”, è che “attraverso i suoi viaggi si possa giungere a un beneficio concreto”. “In quest’ottica, egli ha detto di volersi recare a Kiev per portare conforto e speranza alle popolazioni colpite dalla guerra. Allo stesso modo, ha annunciato la sua disponibilità di viaggiare anche a Mosca, in presenza di condizioni che siano veramente utili alla pace”. Parolin ha poi osservato che quello fra Roma e Mosca è un “dialogo difficile, che procede a piccoli passi e che conosce anche fasi altalenanti”, ma “non si è interrotto”. L’incontro a Gerusalemme tra Papa Francesco e il patriarca Kirill è stato sospeso perché “non sarebbe stato capito e il peso della guerra in corso l’avrebbe troppo condizionato”.

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