Papa Francesco: “Totum amoris est”, “Vangelo e cultura trovavano” in San Francesco di Sales “una sintesi feconda”

“Vangelo e cultura trovavano” in San Francesco di Sales “una sintesi feconda, da cui derivava l’intuizione di un metodo vero e proprio, giunto a maturazione e pronto per un raccolto durevole e promettente”. Lo scrive Papa Francesco, nella Lettera apostolica “Totum amoris est”, pubblicata oggi nel IV centenario della morte di San Francesco di Sales.
In una delle primissime lettere di direzione e amicizia spirituale, inviata a una delle comunità visitate a Parigi, Francesco di Sales parla, pur con umiltà, di un “suo metodo”, che “si differenzia da altri, in vista di una vera riforma. Un metodo che rinuncia all’asprezza e conta pienamente sulla dignità e capacità di un’anima devota, nonostante le sue debolezze”. Rientrato ad Annecy, fu ordinato vescovo l’8 dicembre 1602. Per il Pontefice, “l’influsso del suo ministero episcopale sull’Europa dell’epoca e dei secoli successivi appare immenso”: “Soprattutto è interprete del cambiamento d’epoca e guida delle anime in un tempo che, in modo nuovo, ha sete di Dio”.
“Tra il 1620 e il ‘21, dunque ormai sul limitare della sua vita, Francesco indirizzava a un sacerdote della sua diocesi parole capaci di illuminare la sua visione dell’epoca. Lo incoraggiava ad assecondare il suo desiderio di dedicarsi alla scrittura di testi originali, capaci di intercettare i nuovi interrogativi, intuendone la necessità”, ricorda il Santo Padre, che evidenzia “l’intuizione” del Santo “di un cambiamento in atto e dell’esigenza, tutta evangelica, di capire come poterlo abitare”.
“La medesima consapevolezza, del resto – aggiunge il Papa -, l’aveva maturata ed espressa introducendo il Trattato dell’amore di Dio, nella Prefazione: ‘Ho tenuto presente la mentalità delle persone di questo secolo e non potevo fare diversamente; è molto importante tener conto del tempo in cui si scrive’. Chiedendo, poi, la benevolenza del lettore affermava: ‘Se trovi che lo stile è un po’ diverso da quello usato nella Filotea, ed entrambi molto distanti da quello della Difesa della croce, tieni presente che in diciannove anni si imparano e si dimenticano molte cose; che il linguaggio della guerra è diverso da quello della pace e che ai giovani principianti si parla in un modo, ai vecchi compagni in un altro’”. Ma, di fronte a questo cambiamento, da dove iniziare? “Non lontano dalla stessa storia di Dio con l’uomo – osserva il Pontefice -. Di qui l’intento ultimo del suo Trattato: ‘In realtà mi sono proposto soltanto di rappresentare con semplicità e genuinità, senza artifici e, a maggior ragione, senza fronzoli, la storia della nascita, della crescita, della decadenza, delle operazioni, delle proprietà, dei vantaggi e delle eccelse qualità dell’amore divino’”.

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