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Incontro Cei sul Mediterraneo: p. Patton (custode Terra Santa), Documento Abu Dhabi entri nei programmi scolastici e diventi oggetto di studio per futuri frati e sacerdoti

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(Bari) Il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi sta entrando nei programmi scolastici delle scuole del Medio Oriente e sta diventando oggetto di studio anche nel curriculum di studi teologici di coloro che si preparano a diventare frati o sacerdoti, “in modo che sappiano poi inserirsi in questo ambiente con questo tipo di prospettiva”. Lo ha raccontato stamattina il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, parlando ai giornalisti in conferenza stampa durante un break dei lavori dell’Incontro sul Mediterraneo, promosso a Bari dalla Cei. Il Documento di Abu Dhabi, per il custode, è “una pietra miliare su cui costruire. È una Dichiarazione che ci trova in sintonia con un cammino che avevamo già iniziato grazie a quell’incontro profetico di 8 secoli fa tra San Francesco e il sultano. Abbiamo cercato di mettere in atto all’interno delle scuole dei programmi di collaborazione e dialogo tra studenti cristiani e musulmani, accompagnati anche da professori cristiani e musulmani, per trovare elementi di dialogo ed elementi comuni su cui si può cooperare per vivere la fraternità e la pace”. Il custode ha cercato di sottolineare la complessità religiosa e politica che si registra nei Paesi della Terra Santa. Regione che comprende Israele e Palestina ma anche Egitto, Giordania, Libano, Siria, Cipro e Rodi. “Paesi – ha detto padre Patton – in cui siamo generalmente una minoranza come cristiani o una minoranza di cattolici” tra cristiani di altre confessioni. “Sono Paesi che hanno al loro interno problemi molto diversi: si va dai lunghi processi di pace, che sembrano non arrivare mai a conclusione, a una guerra ormai decennale come in Siria e a situazioni di spaccatura come a Cipro o di gravi crisi economiche come in Libano, in Giordania e nella Palestina. In tutte queste realtà la nostra presenza ha a che fare con i luoghi santi fatti di pietre ma anche con la vita concreta delle persone che noi chiamiamo pietre vive”. Per la Chiesa immersa in questa terra, l’impegno di tipo educativo è “prioritario per cui vale la pena spendersi di più perché permette di costruire una convivenza di collaborazione e di amicizia tra cristiani e musulmani”.  Il custode ha, a questo proposito, raccontato di un progetto avviato ad Aleppo per aiutare i bambini di quella martoriata città della Siria a superare il trauma della guerra. Si tratta di un progetto che nasce e si sviluppa in collaborazione tra cristiani e musulmani e tra il vescovo e il muftì della città.

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