Diocesi: mons. Nosiglia (Torino e Susa), “coloro che subiscono la crisi non sono numeri ma persone e famiglie”

Quaresima di riflessione me anche di attenzione verso chi è senza lavoro e gli ultimi. È l’indicazione contenuta nel messaggio per la Quaresima 2020 di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, diffuso questa mattina. “Se la nostra Chiesa continuerà a privilegiare gli ultimi – scrive Nosiglia –, se con coraggio profetico non si sottrarrà alle nuove sfide di tante miserie morali e materiali proprie del nostro tempo, non dobbiamo temere: la fede non verrà meno”.
L’arcivescovo aggiunge: “Nel tempo quaresimale siamo invitati a fare delle rinunce, a rendere la nostra vita più semplice e sobria, non per disprezzo per le cose, dono di Dio, ma per diventare sempre più capaci di accogliere quella ‘libertà dei figli di Dio’ che è dono dello Spirito e si esprime in maniera precipua nella fraternità e nella carità verso i poveri, i senza lavoro, gli immigrati, i senza dimora, i malati e sofferenti”.
“Penso – prosegue Nosiglia –, ai molti lavoratori in cassa integrazione o che hanno perso il lavoro e guardano al futuro con crescente preoccupazione; imprenditori che rischiano la chiusura delle loro aziende per le difficoltà crescenti del credito e del mercato sia interno che internazionale; giovani che non trovano un lavoro o precari che, una volta perso il lavoro, stentano a trovarne un altro e ritornano a dipendere in tutto dai genitori; immigrati che si vedono costretti a far tornare nei loro Paesi di origine la famiglia e loro stessi si trovano in una condizione di non poter ottenere più il permesso di soggiorno”.
“Il licenziamento – sottolinea l’arcivescovo – è la condizione più devastante per un lavoratore e la sua famiglia e occorre, pertanto, trovare, con l’apporto di tutte le componenti del mondo del lavoro e delle istituzioni, le vie più appropriate per far restare nel ciclo produttivo quanti oggi rischiano di perdere il lavoro”. Nosiglia evidenzia come coloro che subiscono le conseguenze della crisi “non sono numeri, ma persone e famiglie concrete, che hanno diritto di essere considerate e sostenute in modo diretto ed offrendo alle imprese le possibilità di mantenerle nel mondo del lavoro”.

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