Giornata del malato: don Carraro (Cuamm), “è bello ricordare il legame forte che unisce fede, amore per il prossimo e volontariato”

“Nel suo messaggio per la Giornata mondiale del malato Papa Francesco, accanto all’appello per la giustizia sociale, ricorda proprio la figura dei volontari, che sono anche l’anima e la forza della nostra organizzazione. Il Cuamm da 70 anni ha a cuore il lavoro e la fatica quotidiana per la salute dei più poveri in Africa. È questa la nostra vita, la passione che ci anima e per questo sentiamo forte la responsabilità delle sfide che abbiamo davanti: continuare ad aiutare in Africa le mamme e i bambini, contrastare malnutrizione, Aids, Malaria, Hiv e malattie croniche, formare infermieri, ostetriche e giovani medici di domani”. Lo afferma don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, in occasione della 28ª Giornata mondiale del malato che si celebra oggi. “In questi giorni Padova, che è la città da cui è partita la grande avventura di Cuamm, ha aperto il suo anno di Capitale europea del volontariato: penso sia bello quindi ricordare anche oggi il legame forte e generativo che unisce fede, amore per il prossimo e spinta al volontariato”, aggiunge.
Dalla Repubblica Centrafricana, dove Medici con l’Africa Cuamm è presente dal 2018, lavorando nel Complesso Pediatrico di Bangui, sostenuto in una prima fase proprio da Papa Francesco attraverso l’ospedale Bambino Gesù, arriva la testimonianza di Mariangela, infermiera. Nell’ultimo anno il complesso ha garantito 69.176 visite ambulatoriali, 18.424 ricoveri di cui 1.456 interventi chirurgici: “Tutto l’ospedale offre un variegato spaccato di vita africana: la vita delle famiglie che arrivano qui è segnata dalla povertà estrema, dovuta anche a tensioni e scontri che impediscono lo sviluppo di Bangui e di tutto il Paese”. In ospedale, prosegue l’infermiera, “c’è tanta confusione, gente che va e che viene, infermieri al lavoro, medici che visitano, bambini che piangono. Molti piccoli pazienti rimangono nei loro letti in attesa, con uno sguardo quasi spento, rassegnato. I più vispi e curiosi si aggirano tra i letti delle stanze, ignari del significato del loro stare in ospedale. I piccolissimi stanno pacifici in braccio ai genitori, le mamme sedute accanto ai loro bambini: chi allatta, chi chiacchiera con la vicina di letto, chi mangia, chi sistema i propri oggetti portati da casa. Non manca il pianto quando un bimbo non ce l’ha fatta, ma si va avanti: ogni giorno, un nuovo giorno. È proprio il sorriso ignaro dei piccoli pazienti che porta gioia in queste giornate e penso che per tutti noi sia una grande ricarica, il motivo dell’essere qui e del continuare a camminare, insieme”.

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