Pastorale giovanile: Nacci (Brindisi), “la vita dei giovani come luogo teologico per la vita della Chiesa”

“Ci è chiesto di compiere la fatica di considerare davvero la vita dei giovani come luogo teologico per la vita della Chiesa”. Lo ha sottolineato Giorgio Nacci, della Facoltà teologica pugliese, intervenendo ieri al 29° convegno nazionale di pastorale giovanile Cei in corso a Brindisi. Nacci ha messo in discussione il “mito” della formazione: “Non tutto ciò che chiamiamo formazione trasforma la vita e permette di crescere nella libertà. La formazione non è una bacchetta magica”. A confronto tre modelli: formare come insegnare, centrato su contenuti e relazione top-down; formare mettendo la persona al centro, con il rischio di perdere l’orizzonte trascendente; formare come apprendimento nella vita, con reciprocità asimmetrica e discernimento. Quest’ultimo, ha spiegato Nacci, “favorisce una fede adulta, che si emancipa da modelli rigidi”, ed è il modello coerente con quanto indicato dal documento finale del Sinodo 2024: “Il suo scopo non è solo l’acquisizione di conoscenze teoriche, ma la promozione di capacità di apertura e incontro, di condivisione e collaborazione, di riflessione e discernimento in comune, di lettura teologica delle esperienze concrete”. L’offerta formativa non può essere un “pacchetto standard”, ha concluso il relatore richiamando la “Christus vivit”, ma deve articolarsi in percorsi di ricerca – centrati sull’annuncio e la chiamata – e percorsi di crescita, orientati all’approfondimento dell’incontro con Cristo e alla vita fraterna.

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