Una rivoluzione tecnologica che non diventa anche una rivoluzione umana è destinata a perdere il suo senso più profondo. È questa la tesi al centro del nuovo volume del gesuita ungherese Ferenc Patsch, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, “Dalla rivoluzione tecnologica alla rivoluzione umana. Una proposta ecclesiale nei confronti dell’intelligenza artificiale” (Ancora editrice con La Civiltà Cattolica) che propone una lettura del rapporto tra intelligenza artificiale e dignità dell’uomo. Per l’autore, la sfida decisiva non è lo sviluppo degli algoritmi, ma la capacità di orientare l’innovazione verso un umanesimo rinnovato, capace di integrare competenze scientifiche, filosofiche e spirituali. Il libro parte da una domanda cruciale: come trasformare la rivoluzione tecnologica in una rivoluzione umana? Per Patsch ciò richiede un approccio inter- e transdisciplinare, capace di far dialogare saperi diversi e di interrogare il ruolo della Chiesa in un passaggio storico che ridefinisce identità, relazioni e responsabilità. L’intelligenza artificiale, sostiene, può diventare strumento di crescita solo se rimane al servizio dell’uomo e non viceversa.