Il Consiglio episcopale latinoamericano e dei Caraibi (Celam) ha espresso la propria vicinanza alla Chiesa e al popolo honduregno in seguito al massacro perpetrato la scorsa settimana nella comunità di Rigores, a Trujillo, nella provincia di Colón, che ha causato la morte di 20 persone, tra cui contadini, lavoratori rurali e minori. Attraverso un messaggio rivolto alla Chiesa honduregna e alla popolazione del Paese, la Presidenza dell’organismo continentale ha espresso il proprio “profondo dolore” per la violenza che ha causato la morte di numerose persone in questa nazione. Ha inoltre assicurato il proprio sostegno nella preghiera a coloro che oggi soffrono per la perdita dei propri cari.
L’organismo ecclesiale ha ricordato che “nessuna vita è sacrificabile”, e ha avvertito che la violenza “ferisce il tessuto delle nostre comunità e oscura il sogno di fraternità”. Allo stesso modo, ha ribadito l’urgenza di camminare insieme, promuovendo vie di riconciliazione, giustizia e pace.
In un’altra lettera, indirizzata a mons. Jenry Ruiz Mora, vescovo di Trujillo, una quindicina di vescovi di diversi Paesi dell’America Latina ha espresso solidarietà alla Chiesa e al popolo dell’Honduras. “Vi inviamo il nostro fraterno abbraccio di solidarietà”, recita il testo. I firmatari hanno affermato che si stanno attraversando “tempi difficili e dolorosi” per i popoli che difendono i propri territori, le proprie culture e spiritualità, di fronte agli interessi delle grandi corporazioni e dei modelli estrattivi legati all’agricoltura, all’estrazione mineraria, all’allevamento e al petrolio. Nei giorni scorsi si era espressa anche la Conferenza episcopale dell’Honduras: “Come pastori della Chiesa e membri di questa società, non possiamo accettare giustificazioni superficiali di fronte a fatti tanto orrendi, i quali hanno insanguinato e gettato nel lutto così tante famiglie innocenti”.