(Torino) Giovani generazioni protagoniste della lotta alla mafia costruendo una cultura di legalità. È quanto emerso in mattinata all’evento “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa sociale La Tela di Rescaldina (Mi), ha spiegato com’è nato il volume “La mafia porta via vite innocenti” (Itl/In dialogo), frutto di un concorso tra gli studenti di 10 scuole del Legnanese ai quali è stato chiesto di raccontare la storia delle vittime di mafia. L’iniziativa è stata promossa da La Tela Osteria sociale del Buon essere, bene sequestrato alla mafia, uno spazio diventato ora punto di aggregazione sociale e culturale. Dai testi raccolti – oltre a disegni e fumetti – sono emersi “impegno, interesse, creatività dei ragazzi nel raccontare le storie”. “Abbiamo visto che se con le nuove generazioni riusciamo ad affrontare argomenti che li coinvolgono e se le scuole fanno un lavoro di educazione contro la mafia il terreno c’è, l’interesse nei ragazzi c’è”.
- (Foto Calvarese/SIR)
- (Foto Calvarese/SIR)
Anche don Massimo Mapelli, sacerdote della diocesi di Milano, fondatore dell’associazione “Una casa anche per te” e responsabile Caritas, ha illustrato i contenuti del volume “Insieme si può” (Itl/In dialogo) dedicato all’esperienza di Libera Masseria, bene confiscato alla ’ndrangheta a Cisliano e oggi trasformato in spazio di comunità, inclusione e solidarietà. “Lo sguardo verso la realtà ce l’ha donato il lavoro di accoglienza che facciamo”, ha spiegato il sacerdote, aggiungendo che “c’è 1 bene confiscato alla mafia ogni 1.000 abitanti” nella zona che segue per Caritas. Don Mapelli ha raccontato l’impegno profuso, il lavoro fatto, le persone e le realtà coinvolte: “In 11 anni sono passate 15mila persone a formarsi, a lavorare”, avendo come obiettivo quello di “passare l’educazione alla giustizia, che è diversa dalla legalità. Perché esistono cose legali ma ingiuste. Un esempio è il gioco d’azzardo”. “La giustizia esiste”, ha assicurato, parlando di un “messaggio troppo grande che va fatto assaporare come un sentimento”. “Il grande lavoro di educazione fatto ha contribuito a cambiare il territorio – ha spiegato –; resta certo contaminato dalla mafia ma oggi c’è una società civile che ha rialzato la testa, si è messa insieme”. “E questo vince!”, ha esclamato parlando di un “posto che è diventato bene comune; ciò utile al più fragile, all’ultimo”. Dopo essersi dedicati ai temi dell’immigrazione, della violenza contro le donne, del carcere, dall’estate la Libera Masseria avvierà un progetto sul gioco d’azzardo. “Non solo perché la famiglia che prima era proprietaria di questo bene aveva l’azzardo come business ma perché si rivolgono a noi molte vittime del gioco d’azzardo, che si sono impoverite cercando nella disperazione la fortuna”.