Terremoto Friuli 1976: Castelli (Commissario) “dal dolore alla rinascita, un modello che ispira anche l’Appennino centrale”

“Il terremoto del Friuli rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese ed è doveroso, in questa ricorrenza particolarmente significativa, ricordare e onorare le quasi mille vittime che quella tragedia causò. A cinquant’anni di distanza, il dovere della memoria resta intatto, così come la volontà di custodire l’insegnamento nato e tramandato da quella esperienza”. Lo afferma il Commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, che così ricorda l’evento sismico avvenuto il 6 maggio 1976. “La fase post-sisma del Friuli – prosegue Castelli – pose le basi per la nascita del Servizio nazionale della Protezione civile nel 1981. Per la prima volta furono individuati con chiarezza gli organi ordinari e quelli straordinari. Inoltre, grazie all’intuizione di Giuseppe Zamberletti, vennero definite competenze e responsabilità, costruendo un sistema organizzato e moderno che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento a livello internazionale”. “L’esperienza friulana – aggiunge il Commissario straordinario – è stata un passaggio fondamentale per la crescita del nostro Paese, perché ha dimostrato che anche di fronte a un evento dalla portata catastrofale è possibile rialzarsi. Le comunità del Friuli hanno saputo reagire con dignità, determinazione e senso di appartenenza, ricostruendo non solo case e infrastrutture, ma un’identità collettiva ancora più forte”. Quella stessa volontà e quella stessa tenacia che, sottolinea Castelli, “oggi rivedo nei territori dell’Appennino centrale colpiti dal sisma 2016. Comunità che, giorno dopo giorno, stanno affrontando un percorso complesso ma necessario, con la speranza concreta di costruire un nuovo futuro. Il cambio di passo nella ricostruzione è in corso e – conclude – deve proseguire con determinazione, facendo tesoro delle esperienze maturate. Il modello nato dopo il sisma del Friuli continua a rappresentare una guida preziosa: un sistema in cui istituzioni, tecnici, volontari e comunità lavorano insieme per ricostruire bene e in tempi certi. È questa la direzione che dobbiamo continuare a seguire, con l’obiettivo di restituire pienamente sicurezza, dignità e prospettive ai territori colpiti. La memoria del Friuli, dunque, non è solo ricordo. È responsabilità, è impegno, ed è soprattutto una speranza concreta per il futuro dell’Appennino centrale e dell’intero Paese”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia