La Commissione europea ha pubblicato il settimo Rapporto annuale sullo Stato di diritto, che esamina i 27 Paesi membri e quattro candidati all’adesione (Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia). Il documento evidenzia una traiettoria ampiamente positiva, con riforme completate o in corso, sebbene permangano sfide e un quadro eterogeneo tra le diverse nazioni. “Lo stato di diritto costruisce fiducia tra cittadini e imprese. Rende l’Europa il posto migliore e più sicuro in cui vivere e investire”, ha detto la presidente Ursula von der Leyen, evidenziando che il rapporto è ormai un motore di riforme nazionali. Da quest’anno, il monitoraggio peserà anche sulla governance del prossimo bilancio Ue a lungo termine, legando i piani di partenariato agli standard democratici. Tra i temi chiave, si registrano progressi nell’indipendenza della giustizia, pur se a rilento in alcuni Stati. Sul fronte anticorruzione, la nuova Direttiva Ue entrata in vigore il 31 maggio 2026 offre un quadro armonizzato, ma la Commissione chiede più sforzi su lobby e conflitti di interesse. Capitolo media: avanzano i sistemi per allinearsi alla legge europea sulla libertà dei media (Emfa), con un focus sulla sicurezza dei giornalisti e il contrasto alle “querele temerarie” (Slapp). Infine, permangono criticità sull’uso eccessivo di procedure legislative d’urgenza e sulle limitazioni ai finanziamenti della società civile in alcune aree dell’Unione.