L’intero scenario mediorientale continua a manifestare “profondi segni di tensione politico-militare e drammatiche crisi umanitarie”. In Terra Santa, in particolare, restano “acutissime le sofferenze della popolazione della Striscia di Gaza”, alla quale la rete internazionale Caritas riserva la sua attenzione in appoggio al lavoro di Caritas Gerusalemme. Lo sforzo coinvolge ormai da quasi tre anni anche Caritas Ambrosiana, che ha destinato agli interventi d’emergenza a Gaza buona parte dei quasi 1,2 milioni di euro stanziati per la Terra Santa dopo il 7 ottobre 2023. In questa fase, però, grande impegno viene riservato anche alle comunità di Cisgiordania, teatro di un conflitto “meno eclatante ma non per questo meno pervasivo”, spiega una nota. “La situazione umanitaria in tutta la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est – ha scritto di recente Caritas Gerusalemme – continua a deteriorarsi a causa dell’escalation delle violenze dei coloni, delle operazioni militari, di demolizioni, sfollamenti, restrizioni alla libertà di movimento”. Un numero sempre maggiore di comunità, famiglie e persone palestinesi soffrono violenze, “compressioni dei diritti umani fondamentali, confisca arbitraria di terreni, beni e mezzi per la sussistenza”, spiega Caritas Ambrosiana che ha stanziato 100 mila euro a supporto di due progetti: 50 mila per il programma di aiuto a famiglie vulnerabili e altri 50 mila per il progetto “orti resilienti”. Ulteriori 40 mila euro potrebbero essere destinati a realizzare centri estivi per minori, in agosto a Gerusalemme, il cui programma dovrebbe essere definito a breve. Oltre a rispondere alle urgenze umanitarie Caritas Ambrosiana pensa anche a “promuovere percorsi di pace. Lo fa, in Terra Santa, da decenni”. “Il nostro impegno in Terra Santa è dettato da incomprimibili ragioni umanitarie e di giustizia”, affermano Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana: “Non possiamo volgere lo sguardo altrove, sorvolando su protratte sofferenze e crimini malvagi, e tanto meno può farlo chi crede che tutti gli uomini siano fratelli. Noi siamo animati anche dalla convinzione, che può apparire paradossale in questa fase storica, della possibilità di una convivenza. Investire su dialogo, mutua comprensione e riconciliazione non è esercizio di ingenuità, ma esercizio di futuro. Verrà un tempo in cui anche la Terra Santa sarà solcata da aratri di pace, anziché da lance di guerra: qualcuno deve preparare terreno e strumenti, un compito che nel nostro piccolo ci smuove e ci appassiona”.