Incendi boschivi: mons. Rega (San Marco A.-Scalea), “la custodia del Creato è una responsabilità che interpella ciascuno di noi”

“Ci sono lacrime che salgono dalla nostra terra. Ci sono le lacrime di chi ha visto il fuoco avvicinarsi alle case, lacrime di chi ha visto una collina diventare cenere, lacrime di chi combatte il fuoco mentre altri, con irresponsabilità o con malvagità, lo provocano. E ci sono anche le lacrime silenziose della creazione stessa, che geme quando viene oltraggiata”. È stato un forte richiamo alla responsabilità, alla cura del territorio e alla difesa del creato quello lanciato da mons. Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano-Scalea, durante la celebrazione eucaristica in onore di san Giovanni Gualberto, patrono dei Forestali d’Italia, svoltasi presso il santuario regionale della Madonna di Pettoruto a San Sosti situato nel Parco nazionale del Pollino. Al centro dell’omelia del presule il dramma degli incendi boschivi, una ferita che ogni estate torna a colpire il territorio e che richiede una “rinnovata coscienza collettiva”. Mons. Rega ha evidenziato come la distruzione di un bosco non rappresenti soltanto una perdita ambientale, ma una ferita che riguarda l’intera comunità ed ha invitato a superare ogni atteggiamento di rassegnazione, sottolineando che gli incendi “non sono una fatalità da accettare con rassegnazione, ma una responsabilità che interpella ciascuno di noi”. Da qui l’appello a una maggiore attenzione da parte di tutti: “ogni gesto di attenzione, ogni comportamento prudente, ogni segnalazione tempestiva, ogni educazione al rispetto dell’ambiente può contribuire a salvare la nostra terra”. Mons. Rega ha infine rivolto un pensiero di gratitudine a quanti operano nella prevenzione e nel contrasto agli incendi: “La vostra presenza, ha detto – è particolarmente eloquente; voi siete una testimonianza di amore e rispetto per il creato. Per questo la Chiesa vi guarda con stima e gratitudine. Il vostro servizio non è marginale. È un servizio altissimo. Difendere i boschi, vigilare sui territori, proteggere l’equilibrio fragile delle nostre montagne e delle nostre campagne, contrastare i reati ambientali, essere presenza di legalità nei luoghi più esposti, tutto questo non è solo funzione pubblica; è anche una forma di carità sociale. È amore operoso per il bene comune. È tutela dei poveri, perché i primi a pagare il prezzo del degrado ambientale sono sempre i più fragili”. Di fronte agli incendi che in questi giorni stanno “ferendo” il territorio, la “nostra parola deve essere di ferma condanna e appello urgente alla giustizia e alla legalità. Ma insieme alla condanna – ha detto mons. Rega – deve levarsi una parola di sostegno. Sostegno convinto, pubblico, riconoscente a quanti stanno in prima linea”.

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