Il 25° Breast Club del Gimseno, organizzato da Gianluca Franceschini, ordinario di Chirurgia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della Uoc di Chirurgia senologica e del Centro integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, ha offerto una revisione critica degli studi presentati all’ultima edizione di Esmo Breast Cancer (Berlino, 6-8 maggio) sul tumore della mammella in fase precoce e metastatica. Gli studi, commentati da Armando Orlandi, dirigente medico presso l’Oncologia medica di Fondazione Policlinico Gemelli, e Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della Uosd di Medicina di precisione in Senologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, sono stati presentati da Denise Drittone, specializzanda in Oncologia medica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Alessandro Rossi, dirigente medico presso la Uosd di Senologia di precisione di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. In particolare, Drittone ha riassunto i risultati dei principali trial relativi al tumore della mammella in fase precoce, mentre Alessandro Rossi ha riassunto gli aggiornamenti e le sotto-analisi di una serie di studi sul tumore della mammella in fase avanzata (metastatico).
Si registra anche un crescente consenso in oncologia verso la cosiddetta “de-escalation” terapeutica nel carcinoma mammario, ovvero regimi meno intensivi, che preservano la qualità di vita senza compromettere gli esiti clinici. Ad Esmo Breast Cancer sono stati presentati studi su strategie multimodali per fare una de-scalation dei trattamenti come quello sulla rimozione del carboplatino nel setting neoadiuvante Her2-positivo. Al momento solo pochi i biomarcatori sono stati validati come guida all’ottimizzazione della chemioterapia (es. test genomici e valutazione della risposta alla terapia endocrina); gli studi Train-3 e PherGain, hanno invece utilizzato l’imaging (Rmn o Pet) per identificare le pazienti idonee a trattamenti ridotti. Nonostante le evidenze prodotte da questi lavori tuttavia, al momento l’adozione dei protocolli chemio-free nei tumori Her2+ in fase precoce nella pratica clinica reale resta limitata, per costi, disponibilità dei test e loro rimborsabilità, come emerso da un sondaggio internazionale condotto in 38 Paesi presentato a Esmo Breast Cancer 2026. Questo tipo di ottimizzazione terapeutica potrebbe in futuro estendersi, oltre che alle forme Her2+ anche ai tumori Hr-positivi e triple-negativi (ad esempio, nelle pazienti con mutazione Brca). Particolare attenzione andrà posta all’impatto a lungo termine delle nuove terapie, come gli Adc (anticorpo-farmaci coniugati), rispetto alle tossicità croniche (in particolare fertilità e funzionalità ovarica nelle giovani donne).