Sentenza Ponte Morandi: Bozzer (Anmil), “una delle più laceranti ferite alla dignità del nostro Paese”

“Il 14 agosto 2018, 43 persone rimasero uccise da quello che è divenuto il drammatico simbolo della caducità delle nostre infrastrutture, così come delle responsabilità che le sostengono”: lo sottolinea dichiara il presidente nazionale dell’Anmil Amedeo Bozzer dopo la sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi.
L’ex amministratore delegato di Aspi (Autostrade per l’Italia) Giovanni Castellucci è stato condannato a 12 anni a fronte dei 18 anni e 6 mesi chiesti dalla Procura. Condannati anche numerosi altri rappresentanti di Aspi, Ministero dei Trasporti, Anas e Spea. Il viadotto Polcevera, più noto con il nome di Morandi (l’ingegnere che lo progettò), subì il cedimento e il crollo della sezione al di sopra dei quartieri genovesi di Rivarolo, Campi e Certosa, parallelamente alla rottura del pilone di sostegno numero 9. Le perizie presentate in sede di incidente probatorio mostrarono come nel pilone numero 9 solo 4 trefoli su 464 non fossero corrosi al momento del cedimento, vale a dire l’1%.
“A otto anni dalla catastrofe, la certezza che l’analisi statica su altre parti della struttura rispetto a quelle franate avesse ampiamente rivelato il rischio crollo è ormai evidenza – ricorda il presidente nazionale dell’Anmil –, così come è noto all’opinione pubblica quanto la privatizzazione della società Autostrade abbia decretato un crollo delle spese di manutenzione per massimizzare i profitti dei soci”. “Un risparmio criminale – prosegue – che è padre di altre tragedie, come quella della strage del bus precipitato dal viadotto dell’Acqualonga che costò la vita ad altre 40 persone anni prima”.
Un processo dei record, evidenzia l’Anmil, quello terminato ieri in primo grado: “Più di 300 udienze tra dibattimentali e preliminari, 282 persone a rendere testimonianza all’interno di un tendone costruito nel cortile del tribunale di Genova in tempi di pandemia, 112 capi d’imputazione”. “Uno tra i più grandi processi celebrati in Italia per una delle più laceranti ferite alla dignità del nostro Paese – rimarca Bozzer -. Nessuno di noi potrà mai dimenticare le immagini di allora che restituiranno alla storia non solo la disfatta della fiducia riposta in chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza del Paese intero ma anche le difficoltà perpetue di una giustizia che, stavolta, è riuscita a farsi precedere anche dalla ricostruzione di un nuovo viadotto”.
“Il nostro pensiero va a chi otto anni fa ha perso tutto sopra e sotto quelle macerie e che, per otto anni, è stato scansato quasi con un moto di fastidio per la lecita richiesta di giustizia”, conclude Bozzer ricordando che “si tratta del giudizio in primo grado. Per chi ha bisogno di ricominciare a vivere temo non sia finita oggi”.

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