“C’è un lavoro previo da fare nella società: una società sana dove gli adulti siano capaci di educare, in cui la Chiesa, le istituzioni, la scuola, offrano motivi per fare il bene invece che il male. Sistemare le strutture non è sufficiente – seppure bisogna apprezzare la dedicazione, la buona volontà del personale, dei volontari, delle aziende e delle cooperative che si mettono a disposizione –, ma occorre dare delle buone ragioni per evitare di delinquere: offrire speranza e il senso di responsabilità per la propria vita e i propri talenti”. È questa la sensazione che l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha portato con sé dopo la prolungata visita, oggi, all’Istituto penale per minorenni “Cesare Beccaria” alle porte della città. Un carcere problematico, più volte entrato nelle cronache nazionali per episodi che hanno coinvolto i giovani detenuti. “La sensazione più profonda è che qui vi sia una situazione di sofferenza che raggiunge livelli drammatici e che, così, può diventare violenza verso gli altri e verso di sé. C’è un disagio profondo che l’intera società non ha il coraggio, forse, di guardare in faccia e non ha i mezzi, o la voglia, di affrontare. Una situazione un po’ angosciante, non perché non ci sia personale dedicato, non perché non ci siano buone intenzioni o una buona relazione anche con altre fondazioni, associazioni che qui che qui offrono servizi e sostegno, ma perché esiste un qualche dolore profondo che non si sa indagare e a cui soprattutto non si sa offrire una consolazione che divenga motivo di speranza”.
Quindi non basterebbe sistemare le strutture? Chiara la risposta: “Bisognerebbe che questi giovani non entrassero qui”. Alla visita erano presenti, il segretario generale di Cgil Milano, Luca Stanzione, alcuni consiglieri regionali e rappresentanti del Comune di Milano, la presidente di Antigone Lombardia Valeria Verdolini, Ivan Lembo dell’Osservatorio carcere e territorio. Dalla visita è emerso un quadro caratterizzato da permanenti carenze strutturali e di organico. In particolare, la delegazione ha riscontrato: 55 presenti a fronte di una capienza d 42; di questi solo 8 definitivi. 35 stranieri, 34 maggiorenni e 21 minori.
“È una situazione di difficoltà e di sofferenza profonda, ma anche un luogo nel quale tanti si impegnano per insegnare e dare un futuro ai minorenni che vi sono reclusi, evitando che possano tornare a delinquere”, ha detto ancora Delpini che è entrato al “Beccaria” nel contesto dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Alleanza per l’articolo 27” – il riferimento è, ovviamente, alla Costituzione – e nell’ambito della mobilitazione nazionale che domani coinvolgerà decine di carceri in tutta Italia, con l’ingresso nei penitenziari di rappresentanti delle istituzioni, personalità religiose, donne e uomini della cultura e dello spettacolo.