Embolia polmonare e cancro: studio internazionale Hydra, l’algoritmo Years potrebbe evitare una Tac su 5

(Foto Policlinico Gemelli)

Chi ha un tumore e si presenta in pronto soccorso con il sospetto di un’embolia polmonare viene quasi sempre indirizzato, quasi per automatismo, verso l’Angio-Tac del torace. È una prassi consolidata, ma in futuro questa prassi potrebbe essere rivista. Hydra, un trial di non inferiorità, randomizzato internazionale, pubblicato su Jama e presentato in contemporanea ieri a Parigi al congresso dell’International Society on Thrombosis and Haemostasis (Isth 2026), suggerisce un’altra via.
Allo studio, coordinato a livello internazionale da Bram Akerboom (primo nome) e Menno Huisman (senior author) e condotto in 21 ospedali tra Paesi Bassi, Italia, Svizzera, Belgio, Francia e Spagna, ha preso parte anche Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, con il gruppo di Roberto Pola, associato di Medicina interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Uosd Percorso Trombosi di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. Tra il 2019 e il 2025 sono stati arruolati 698 pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare. I partecipanti sono stati assegnati in modo randomizzato a due percorsi diagnostici: da un lato l’algoritmo Years, che combina la valutazione di tre criteri clinici con un valore soglia di D-dimero (un biomarcatore di trombosi), calibrata sul rischio individuale, ricorrendo alla Tac solo quando necessario; dall’altro l’Angio-Tac eseguita sistematicamente su tutti, senza passaggi intermedi.
“Il risultato centrale riguarda la sicurezza – commenta Pola – tra i pazienti nei quali l’embolia era stata esclusa al basale, l’evento primario – trombosi venosa sintomatica o morte correlata a embolia polmonare entro 90 giorni – si è verificato nell’1,8% del gruppo Years contro il 5,5% del gruppo gestito direttamente con la Tac. Una differenza che, lungi dal penalizzare l’algoritmo, ne conferma la non inferiorità rispetto allo standard diagnostico attuale, con margini statistici ampiamente rispettati anche dopo un’analisi ad interim”.
Il dato che potrebbe avere un impatto significativo sulla pratica clinica quotidiana è che, applicando alla popolazione oncologica l’algoritmo Years, 77 pazienti su 352 (cioè il 22% del totale, 1 su 5) hanno potuto evitare del tutto la Tac.
“Meno esami radiologici significa minor esposizione alle radiazioni ionizzanti, minor rischio legato all’iniezione di mezzo di contrasto e tempi ridotti di permanenza in pronto soccorso”, commenta Rosa Talerico, docente di Medicina interna presso Medicine and Surgery dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico dell’Uoc di Medicina interna geriatrica di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs.
Restano tuttavia alcuni limiti, che gli stessi autori riconoscono: lo studio ha escluso i pazienti con aspettativa di vita inferiore a tre mesi, non era “in cieco” rispetto all’allocazione della strategia diagnostica e la numerosità campionaria non ha consentito di analizzare separatamente i diversi tipi e stadi di tumore, per valutare se ci fossero differenze nei risultati.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi