Le parrocchie multilingue dell’Arcidiocesi di Vienna “non sono alla periferia, ma al centro della Chiesa”. Lo sottolinea, nell’ultimo numero della rivista “Cielo e Terra”, Alexander Kraljic, presidente della “Fondazione San Lorenzo Ruiz” che fornisce supporto organizzativo a queste parrocchie all’interno dell’Arcidiocesi di Vienna: senza le parrocchie multilingue, i banchi delle chiese in molti luoghi sarebbero decisamente più vuoti, afferma Kraljic. In queste parrocchie sono evidenti l’ospitalità e la solidarietà: “Raccolgono fondi per gli aiuti umanitari in tutto il mondo, tengono unite le famiglie, vivono la loro fede in modo naturale e gioioso. Possiamo imparare molto da loro”. Il vescovo ausiliare di Vienna, mons. Franz Scharl, vicario episcopale per il multilinguismo, conferma che “sempre più persone provenienti da tutto il mondo risiedono a Vienna. Stiamo percorrendo un cammino verso un futuro per la Chiesa cattolica in cui tutte le lingue, le culture (compresi i riti), i popoli e le nazioni troveranno finalmente spazio più che sufficiente”. Per i migranti la parrocchia è il luogo dove possono ricaricarsi, sentirsi a casa e compresi: “Per molti il culto è un pezzo di casa, nella propria lingua, con melodie familiari, con le feste che conoscono dai loro paesi d’origine”, dice Kraljic, “le feste e le usanze delle loro terre d’origine vengono mantenute vive qui”. La domenica per le comunità multilingue è un’intera giornata di festa con famiglie provenienti da tutta Vienna, dalla Bassa Austria e persino dalla Stiria: non c’è solo la messa, ma la festa con il pranzo comune e la condivisione; i bambini frequentano il catechismo nella loro lingua natìa; i giovani crescono facendosi carico della comunità: spiega Kraljic che “questi giovani sono nati qui. Sono alla ricerca del loro posto tra due culture. E la comunità li aiuta a trovarlo”.