Il Consiglio europeo “riafferma il suo perdurante e fermo sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale. L’Unione europea continuerà a fornire all’Ucraina e alla sua popolazione, in coordinamento con i partner che condividono le stesse idee e con gli alleati, un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico globale”. Nero su bianco, i 27 capi di Stato e di governo Ue affermano all’unanimità (uscito di scena l’ungherese Orban) l’appoggio incondizionato all’Ucraina. E lo fanno da Bruxelles, dove sono radunati ieri e oggi per il summit che ha accolto e ascoltato nuovi appelli del Presidente Zelensky. Con un occhio a Kiev, bombardata ancora una volta dai russi, uno a Mosca, sotto le bombe ucraine e, se possibile, un altro paio di occhi al Medio Oriente (Iran, Hormuz, Israele, Libano…) e alla Svizzera, dove si preparano i colloqui di “pace” (tra virgolette) fra Teheran e Washington. “L’Unione europea – sottoscrivono i leader Ue – sostiene una pace globale, giusta e duratura in Ucraina basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale e supportata da solide e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Solo una soluzione che rispetti l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina può condurre a una pace giusta e duratura. I confini non devono essere modificati con la forza, l’aggressore non può essere premiato e devono essere garantite la sicurezza e la capacità di difesa a lungo termine dell’Ucraina. Il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina”.
D’altro canto, il Consiglio europeo sostiene gli sforzi diplomatici “volti a porre fine alla guerra di aggressione della Russia”. Seguono, nelle Conclusioni del summit dedicate all’Ucraina, una serie di “condanne” dell’attacco russo e parole e impegni (compreso il prestito da 90 miliardi) di sostegno alla ricostruzione dell’Ucraina. Per quanto riguarda l’adesione di Kiev all’Ue, invece, nessuna accelerazione. Un Paese in guerra, benché subita, non può entrare nell’Ue e comunque l’Ucraina deve prima compiere il percorso di adesione che prevede il rispetto dei criteri dettati dalla stessa Ue.