Perù: lungo scrutinio quasi ultimato, Keiko Fujimori sarà la presidente

Keiko Fujimori è ormai praticamente certa di essere la presidente del Perù, al termine di un estenuante scrutinio, iniziato subito dopo il ballottaggio del 7 giugno. Quando, al termine delle operazioni di conteggio mancano solo circa 450 seggi, tra i 1.600 inizialmente contestati e inviati all’ufficio elettorale centrale, la candidata della destra è al 50,12%, e sopravanza di circa 44mila voti il candidato della sinistra, Roberto Sánchez (Juntos por el Perú. Dopo l’iniziale, leggerissimo, vantaggio di quest’ultimo (in vantaggio, seppure di pochissimo, nel territorio peruviano), l’apertura dei voti provenienti dall’estero ha ribaltato la situazione. La maggior parte delle sezioni non ancora ufficialmente conteggiate è a Lima, dove Fujimori ha circa i due terzi dei consensi. Il suo vantaggio, quindi, è destinato a ampliarsi ulteriormente. E toccherà a lei, quasi certamente, accogliere nel Paese Papa Leone XIV, in novembre, quando verrà a visitare il Paese dove ha vissuto lungo decenni. Resta la realtà di un Paese esattamente spaccato in due, con Fujimori nettamente in testa a Lima e nelle principali città del Nord, mentre Sánchez (come cinque anni fa Pedro Castillo, che prevalse di pochissimo proprio contro Fujimori) ha ricevuto un vero e proprio plebiscito nelle regioni andine.
La candidata della destra, nonostante le proiezioni la dessero per sconfitta, ha invitato, in questi giorni, tutti alla calma. Sánchez, viceversa, ha inizialmente invitato la popolazione dei suoi “feudi”, perlopiù “campesina” o indigena, a scendere in strada per difendere “la volontà del popolo”. Poi, ha invitato l’avversaria a promuovere congiuntamente il riconteggio dei voti, assicurando che, in questo caso, rispetterà l’esito.

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