Taser: Antigone, “il problema non è solo lo strumento in sé, ma il modo in cui viene utilizzato”

Il taser viene spesso raccontato come uno strumento alternativo all’arma da fuoco e capace di ridurre i rischi nelle operazioni di polizia. Ma l’esperienza degli ultimi anni mostra un quadro molto più complesso, preoccupante e che per questo necessità di attenzione, analisi e studi indipendenti. È quanto emerge dal nuovo rapporto presentato oggi a Roma da Antigone, dal titolo “Taser in Italia. Storia, controversie e rischi della pistola a impulsi elettrici”. Nel documento Antigone evidenzia come quello che doveva essere un dispositivo “meno letale” rischi invece di trasformarsi in uno strumento utilizzato in modo crescente anche nei confronti di persone non armate, in condizioni di vulnerabilità o con fragilità psichiche.
I dati disponibili mostrano una crescita significativa dell’utilizzo operativo: tra marzo 2022 e febbraio 2026 la Polizia di Stato ha fatto ricorso allo sparo dei dardi in oltre mille occasioni. Parallelamente, la quota di interventi conclusi con l’attivazione effettiva del dispositivo è aumentata negli anni, mentre resta ancora assente un registro nazionale pubblico e completo capace di monitorare ogni utilizzo e i suoi esiti.
Secondo Antigone, “il problema non è solo lo strumento in sé, ma il modo in cui viene utilizzato e il contesto in cui viene inserito. Il rischio è che il taser diventi una risposta immediata anche laddove sarebbero necessarie tecniche di de-escalation, capacità di gestione del conflitto e interventi adeguati soprattutto quando sono coinvolte persone in stato di crisi o vulnerabilità”.
Dall’introduzione ordinaria del dispositivo nelle dotazioni delle forze di Polizia statali, avvenuta nel 2022, si sono verificati almeno sette decessi successivi all’utilizzo del taser. In diversi casi le persone coinvolte presentavano condizioni di fragilità psichica o situazioni di alterazione, elementi che rendono ancora più delicato il ricorso a strumenti ad alta intensità coercitiva.
Nel caso di Elton Bani (Genova, 2025) una perizia medico-legale ha stabilito che il decesso è stato causato da un’azione combinata tra intossicazione da cocaina e stimolazione elettrica ripetuta (fino a 18 attivazioni teoriche), confermando che il taser può essere un fattore determinante nella morte di un individuo.
Il presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, nel suo intervento, ha sottolineato le raccomandazioni che l’organizzazione ha promosso verso il governo: l’istituzione di una commissione scientifica indipendente, un registro nazionale obbligatorio delle attivazioni, regole di ingaggio più trasparenti e una formazione adeguata degli operatori. Inoltre, ritiene necessario escludere l’utilizzo del taser negli istituti penitenziari e limitare l’estensione indiscriminata del dispositivo alle Polizie locali.
“Quando uno strumento può incidere sulla vita e sull’incolumità delle persone, la sicurezza non può essere affidata a slogan. Servono dati, controllo indipendente e garanzie effettive. La tutela dei diritti fondamentali deve restare il criterio guida nell’uso della forza pubblica. Per questo, se non si dovesse costituire una commissione pubblica, Antigone promuoverà una propria commissione con all’interno esperti, medici e esponenti di forze di Polizia”, ha sottolineato Gonnella.

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