“Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere”. A denunciarlo è stato il Papa, nel suo primo discorso in Angola, in cui ha presentato la gioia e la speranza tipica della giovane società angolana, tipica del popolo angolano, come antidoto a tale deriva, in quanto “contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi”. “Nella tristezza siamo in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario”, ha argomentato Leone XIV: “Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità”. “Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà”, ha ribadito il Papa, che, facendo sue le parole di Papa Francesco, ha affermato: “Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori. Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare”. “Da questa alienazione ci libera la vera gioia”, ha commentato il Pontefice.