Diocesi: Iglesias, mons. Farci, “La Madonna di Bonaria è la Sardegna”

“La Madonna di Bonaria è la Chiesa sarda; anzi di più. La Madonna di Bonaria è la Sardegna, non solo perché il suo santuario è la chiesa sarda per eccellenza, visitata da tutti i Papi venuti nell’Isola. Ci sono ragioni più profonde: la Madonna di Bonaria ha diversi tratti che la accomunano al popolo sardo. È il suo modello!”. Con queste parole il vescovo di Iglesias, mons. Mario Farci, ha illustrato il significato del pellegrinaggio diocesano alla basilica di Nostra Signora di Bonaria, nel centenario della consacrazione del santuario (22 aprile 1926), cuore delle celebrazioni che coinvolgono tutte le diocesi dell’isola. Nella riflessione del presule, il culto alla Madonna di Bonaria intreccia tre dimensioni simboliche – il mare, il naufragio e il cielo – che raccontano la storia e l’identità del popolo sardo. “Anzitutto – aggiunge mons. Mario Farci – la Patrona della Sardegna viene misteriosamente dal mare”, luogo di vita e lavoro ma anche limite da attraversare. Il riferimento è a una fede radicata nella concretezza dell’esistenza, capace di accompagnare le sfide quotidiane. Il mare rimanda anche alla prova: la Madonna giunge sull’isola durante una tempesta (1370), diventando segno di speranza nei momenti difficili. “Per questo – scrive mons. Farci – noi guardiamo a lei nei momenti particolarmente difficili della vita, quando sembra che onde violente sommergano la nostra Isola e la nostra storia”. Una presenza che invita alla fiducia e alla resistenza. Infine il santuario, posto sul colle che domina il Golfo degli Angeli, richiama la dimensione del cielo e della vigilanza. La Vergine, “silenziosa” e “fedele”, con le braccia aperte, diventa immagine di un popolo capace di accoglienza e solidarietà, chiamato ad aprirsi non solo ai turisti ma anche ai migranti. Nel solco di una tradizione secolare, richiamata anche da Benedetto XVI che definì Maria “porto, rifugio e protezione”, mons. Farci affida alla Madonna di Bonaria un messaggio di speranza: “Passano le tempeste e questa quercia resiste; infuriano gli incendi ed essa nuovamente germoglia; sopravviene la siccità ed essa vince ancora”. Un invito a riconoscere, nella fede, la forza di un’identità che continua a rigenerarsi.

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