Una fragilità da intendere come condizione comune dell’umanità e non come etichetta che esclude. È uno degli accenti del rapporto di sintesi dell’Incontro promosso in Vaticano dal 7 al 14 ottobre per il decimo anniversario di “Amoris laetitia”, illustrato oggi nella Sala Stampa della Santa Sede da mons. Philippe Bordeyne, preside del Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia e coordinatore degli esperti. Il testo, ha spiegato, non è ancora disponibile e non si sa in quale forma sarà reso pubblico. I partecipanti hanno trovato rapidamente un’intesa sul termine, evitando di limitarlo alle situazioni complesse del capitolo ottavo dell’esortazione e rileggendolo alla luce dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV, che considera la fragilità parte della nostra magnifica umanità. Dal magistero del Pontefice è venuto anche il richiamo alla dottrina sociale della Chiesa, che non è una bacchetta magica, ma una tradizione viva che prepara a dare risposte nuove a domande nuove. Il presule ha riferito che in tutti i Paesi si registra un’accelerazione dei cambiamenti che toccano le famiglie e il matrimonio, e si è detto sorpreso dall’ampia convergenza sulla parola discernimento, entrata anche nel titolo di una delle sezioni del rapporto. Le famiglie, ha aggiunto, sono soggetti attivi della pastorale, e non si tratta di uno slogan.