“Ripensare alcune prassi non significa mettere in discussione la comunione con la Sede di Roma, ma cercare forme più coerenti con la tradizione orientale e con la specificità delle Chiese patriarcali”. È la riflessione, affidata ai social, del card. Louis Raphael Sako, patriarca emerito caldeo di Baghdad, dedicata al rapporto tra le Chiese orientali cattoliche e il vescovo di Roma. Dopo un augurio di pronta guarigione a Papa Leone XIV, il porporato si interroga sull’opportunità di mantenere una celebrazione specifica per esprimere la comunione ecclesiale tra un nuovo patriarca orientale cattolico e la Santa Sede. Pur riconoscendo che il diritto canonico orientale prevede la richiesta della comunione ecclesiale da parte del patriarca eletto, Mar Sako osserva che le Chiese orientali cattoliche sono già in piena comunione con il Papa e si domanda “quale sia il significato teologico ed ecclesiologico ulteriore di tale rito”. Il cardinale rivela inoltre di aver scritto al Pontefice il 29 aprile 2026 proponendo di “sostituire questa celebrazione con una bolla pontificia che riconosca ufficialmente il nuovo patriarca e ne confermi il ministero”. A sostegno della sua tesi richiama il caso di Yohannan Sulaqa, considerato il primo patriarca della Chiesa cattolica caldea, entrato in comunione con Roma nel 1553 e riconosciuto dal Papa come patriarca della Chiesa d’Oriente, sottolineando tuttavia come quella situazione differisse dall’attuale condizione delle Chiese orientali cattoliche, già unite alla Sede apostolica. Nella riflessione trova spazio anche il tema del pallio, anticamente conferito ad alcuni patriarchi orientali. Il card. Sako ricorda che questa prassi venne superata con il motu proprio ‘Inter eximia’ di Paolo VI del 1978, (lettera apostolica promulgata l’11 maggio 1978, con la quale il Papa riformò la disciplina relativa alla concessione del palli, ndr.) esempio della possibilità di rivedere usi ecclesiastici alla luce dell’evoluzione della disciplina canonica. “Il patriarca orientale non è semplicemente un arcivescovo maggiore, ma il padre e il capo di una Chiesa patriarcale”, scrive il porporato, ribadendo che l’unità della Chiesa deve esprimersi attraverso forme che rispettino identità, patrimonio spirituale, tradizioni e ordinamenti propri delle Chiese orientali cattoliche. Per il cardinale caldeo, una eventuale revisione di alcune pratiche avrebbe dunque lo scopo di valorizzarne la dignità e la peculiarità, rafforzando al tempo stesso la comunione con la Chiesa di Roma.