Amoris laetitia: don Chu Ilo, “una Chiesa capace di parlare attraverso l’ascolto”. I coniugi Schila, da Babele a Gerusalemme

“Una Chiesa che ascolta, una Chiesa nella quale l’ascolto diventa messaggio”. Così il teologo nigeriano don Stan Chu Ilo, docente negli Stati Uniti, ha descritto l’esperienza vissuta nell’Incontro promosso in Vaticano per il decimo anniversario di “Amoris laetitia”, intervenendo oggi al briefing nella Sala Stampa della Santa Sede. Si è trattato, ha ricordato, del “primo incontro grande dei vescovi dal tempo del Sinodo sulla sinodalità”, nel quale si vedono “i frutti di questa Chiesa emergente”: non una Chiesa che risolve ogni problema, ma “una Chiesa capace di parlare attraverso l’ascolto”. Il sacerdote ha richiamato la scelta compiuta dall’Africa nel 1994, quando il continente adottò come metafora “la Chiesa come famiglia di Dio”, e si è detto felice di aver sentito ripetere quelle parole nell’aula sinodale. Ne emerge una Chiesa in cui tutti hanno voce, a partire da quella “delle famiglie che parlano a tutta la Chiesa e tutta la Chiesa che parla a tutte le famiglie nelle loro vulnerabilità, nelle loro fragilità, nelle loro complessità”. Al briefing sono intervenuti anche i coniugi brasiliani Solange Gregory Schila e Alisson Roberto Schila, che tornano a casa con un più forte senso di appartenenza ecclesiale. Richiamando l’immagine di Babele e Gerusalemme proposta da Leone XIV nell’enciclica “Magnifica humanitas”, hanno raccontato di essersi sentiti all’inizio a Babele, tra tante lingue e differenze, per poi vedere ricostruirsi, poco a poco, Gerusalemme.

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