Il 2025 è stato uno degli anni più siccitosi degli ultimi 3 decenni per i fiumi del mondo. Secondo i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale, oltre un terzo dei bacini fluviali ha registrato portate inferiori alla norma, mentre prosegue da un decennio il calo delle riserve di acqua dolce immagazzinate sulla terraferma. A lanciare l’allarme è il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), che richiama la necessità di rafforzare la resilienza alla siccità attraverso prevenzione, pianificazione e gestione sostenibile delle risorse idriche. Con l’aumento delle temperature e i cambiamenti climatici, gli episodi di siccità sono destinati a diventare più frequenti, intensi e prolungati, con conseguenze sulla produzione agricola, sulla sicurezza alimentare, sugli ecosistemi e sui mezzi di sussistenza, soprattutto delle comunità più vulnerabili. Secondo la International Drought Resilience Alliance, tra il 1998 e il 2017 la siccità ha provocato perdite economiche per circa 124 miliardi di dollari; stime più recenti indicano costi fino a 307 miliardi l’anno. Tra le soluzioni indicate dall’Unep figurano il recupero dei terreni degradati, il ripristino di zone umide e bacini idrici, la raccolta e conservazione dell’acqua piovana e una gestione integrata delle risorse idriche. Esperienze in Paesi come Sri Lanka, Niger, Iraq, Brasile e India mostrano l’importanza di interventi adattati ai contesti locali e condivisi con le comunità. Accanto alla riduzione delle emissioni, è dunque indispensabile investire nell’adattamento climatico per tutelare l’acqua, la biodiversità e la sicurezza delle popolazioni.