Giornata della donna: Roma, l’8 marzo un convegno internazionale sulle “relazioni madre figlia-figlio in alcune religioni del Libro sacro”

“Dare un ulteriore segnale di attenzione sia all’apporto della donna nelle relazioni madre/figli, sia alla centralità della sua posizione nella complessità delle relazioni umane, dove si affacciano nuove e sempre più sottili domande di senso”. Questo l’obiettivo del convegno internazionale “Le relazioni madre figlia-figlio in alcune religioni del Libro sacro. Percorsi e prospettive”, organizzato dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma nella Giornata internazionale della donna, venerdì 8 marzo, dalle 15 alle 18. Dalle 15, presso l’aula magna Giovanni Paolo II della Facoltà e in diretta streaming, si avvicenderanno alcuni interventi di prestigio, tutti al femminile. “Le studiose invitate, nella pluralità delle ermeneutiche operanti nel loro vasto ambito di studi e ricerche, ricomprenderanno la generatività umana quale speranza per una umanità sempre più umana”, si legge in una nota. A “nuove domande su come gestire un corretto rapporto di genere sia nei confronti dei figli/e sia all’interno delle dinamiche famigliari” fa riferimento Elena Lea Bartolini De Angeli, docente di Giudaismo ed Ermeneutica ebraica alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. La studiosa precisa come nel contesto ebraico “si riconosca alla donna il ruolo di custode della vita e di garante sia dell’appartenenza ebraica dei figli sia della santità famigliare”. Una visione tradizionale che oggi, quando le diverse correnti dell’ebraismo vivono un rapporto dialettico fra ortodossia e forme progressive e si allarga notevolmente la scelta di un’appartenenza laico-umanista e non solo strettamente religiosa, deve misurarsi con nuove esigenze per accompagnare verso “la scelta autonoma in rapporto al legame identitario”. In questo senso sta la scelta di “ricomprendere la maternità come principio ispiratore di una generatività inclusiva nella quale ‘i figli sono figli’ al di là di ogni connotazione e aggettivazione socio-culturale o religiosa”, sostiene Adriana Valerio, già docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli studi di Napoli. Da più di 40 anni impegnata in studi di genere, la studiosa evidenzia che “la religiosità popolare si pone come un luogo che interpella nella costruzione del futuro per una cultura della vita e della cura”. Considerando i nuovi contesti dell’emigrazione, Francesca Maria Corrao, docente di Cultura, letteratura e storia della lingua araba alla Luiss di Roma, a partire da alcuni aspetti del rapporto tra madre e figli nell’Islam, sottolinea come “dall’ampio, complesso e articolato mondo della storia, cultura, vita e narrativa islamica emergono risorse, limiti, percorsi possibili nella relazione singolare e talvolta provocatoria tra madre, figlie e figli”. L’incontro con l’occidente apre spiragli di confronto soprattutto per le donne, che vengono così interpellate “nella costruzione della propria identità”. Il convegno è moderato da Giulia Paola di Nicola, già docente di Sociologia presso l’Università degli studi di Teramo, che, a partire dai suoi studi e dalla sua esperienza, precisa possibili raccordi, peculiarità e aperture verso il futuro.

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